Movida a Bari: l’ordinanza del sindaco riduce i flussi ma divide commercianti e politica

Le nuove restrizioni imposte nell'Umbertino stanno riducendo l'affluenza, mentre esercenti e residenti si confrontano sul bilancio della prima settimana di applicazione

La nuova ordinanza emessa dal sindaco di Bari, Vito Leccese, che limita gli orari di apertura e la fruizione dei locali nella zona Umbertina, ha generato un calo significativo del movimento e degli incassi, provocando una desertificazione della movida. Molti clienti, disorientati dalle nuove regole, hanno preferito spostarsi verso altre zone della città, come Bari Vecchia, piuttosto che restare nell’area. Questo fenomeno ha causato perdite economiche rilevanti per i gestori dei locali, che si sono visti costretti a fare i conti con incassi ridotti anche del 50%.

L’ordinanza, valida fino al 4 dicembre, ha introdotto limiti severi agli orari di chiusura: tutte le attività della zona, inclusi bar, ristoranti, distributori h24 e ambulanti, devono cessare le attività tra le 2 e le 6 del mattino. Tra le disposizioni più controverse vi è il divieto di vendita d’asporto, fissato alle 23 dalla domenica al mercoledì e alle 24 nei giorni di giovedì, venerdì e sabato. È inoltre previsto che i locali chiudano le porte per impedire che i rumori disturbino i residenti, mentre la consumazione all’esterno è consentita solo fino a un’ora prima della chiusura.

I gestori della zona si sono espressi duramente contro il provvedimento, denunciando una situazione che mette a rischio la sopravvivenza delle attività economiche locali. Leo Russo, gestore del ‘Faros’, ha dichiarato: “L’ordinanza penalizza chi lavora correttamente, mentre chi lavora in altre zone della città senza restrizioni crea concorrenza sleale”. Molti esercenti temono che, a questo ritmo, non riusciranno a superare l’inverno. Un altro punto critico è stato identificato nello stop alle vendite d’asporto, che ha fatto perdere ai locali il giro d’affari delle celebrazioni e delle feste, tradizionalmente legate alla movida notturna.

La politica cittadina si è divisa sulla questione. Mentre alcuni esponenti del centrodestra, come Fabio Romito e Livio Sisto, hanno criticato aspramente l’ordinanza, definendola “scellerata” e accusando l’amministrazione di non aver predisposto un adeguato presidio delle forze dell’ordine prima di limitare l’attività dei locali, l’assessore allo Sviluppo Locale Pietro Petruzzelli ha difeso la misura, sottolineando la necessità di trovare un equilibrio tra i diritti dei residenti, i giovani e le attività commerciali. Petruzzelli ha spiegato che si è cercato di mediare tra le esigenze di tutti, e ha invitato a un dialogo costruttivo tra le parti coinvolte. È previsto un incontro con gestori e residenti per fare il punto della situazione e valutare eventuali correttivi.

Secondo quanto riferito da alcuni gestori, la situazione attuale ricorda quella vissuta durante le restrizioni del Covid, quando le chiusure anticipate e i limiti alle attività commerciali erano giustificati da motivi di salute pubblica. Tuttavia, oggi restano le spese, come affitti e tasse, a fronte di incassi notevolmente inferiori.

Il provvedimento, nato da un compromesso tra amministrazione, forze dell’ordine e comitato di quartiere, ha l’obiettivo di garantire la tranquillità dei residenti, ma molti ritengono che possa avere conseguenze negative a lungo termine per l’economia della zona. L’Umbertino, divenuto negli ultimi anni meta di baresi e turisti per la sua vivace offerta di locali e ristoranti, rischia infatti di vedere un drastico ridimensionamento del suo ruolo centrale nella vita notturna della città.

 

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