Marcia per la Palestina a Bari, manifestanti verso il porto contro le navi cargo

Centinaia in corteo nel centro cittadino per chiedere lo stop ai traffici commerciali con Israele

Ieri, 23 ottobre, il centro di Bari è stato attraversato da una marcia in solidarietà con il popolo palestinese. Il corteo, composto da alcune centinaia di persone, si è snodato lungo le vie cittadine per poi dirigersi verso il porto, uno dei punti nevralgici del traffico commerciale della città.

L’iniziativa è stata promossa da diverse sigle politiche e sociali, tra cui Assemblea per la Palestina Bari, Usb, Cambiare Rotta, Osa e Potere al Popolo, che hanno aderito alla manifestazione con l’obiettivo dichiarato di chiedere un blocco immediato dei rapporti commerciali tra Italia e Israele, in particolare per quanto riguarda il transito delle navi cargo.

Al termine della marcia, una delegazione dei manifestanti ha avuto un incontro con i rappresentanti dell’Ufficio Dogane. Durante il confronto, i presenti hanno avanzato la richiesta di interrompere le operazioni logistiche legate a navi provenienti o dirette verso Israele, in segno di protesta contro le operazioni militari nella Striscia di Gaza.

La mobilitazione si inserisce in un più ampio contesto nazionale e internazionale, che vede aumentare le azioni di protesta nei porti e nei luoghi strategici della logistica. In diverse città italiane ed europee, attivisti e collettivi stanno chiedendo lo stop al commercio con lo Stato israeliano come forma di pressione per un cessate il fuoco e per il rispetto dei diritti umani nei territori palestinesi.

A Bari, la manifestazione si è svolta pacificamente, ma con forte determinazione. I partecipanti hanno sfilato con bandiere palestinesi, striscioni e slogan a sostegno della causa, mentre volantini venivano distribuiti ai passanti per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione in Medio Oriente.

Secondo gli organizzatori, queste azioni continueranno nei prossimi giorni, con nuove iniziative previste per mantenere alta l’attenzione sull’emergenza umanitaria in corso a Gaza. L’obiettivo resta quello di coinvolgere sempre più cittadini e istituzioni locali in una presa di posizione netta contro ogni forma di complicità economica con il conflitto.

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