Mandorle in Puglia, crollo della produzione nel 2025 fino al 100%

Le gelate primaverili e i cambiamenti climatici mettono in crisi un settore strategico, mentre cresce la domanda di trasparenza sull’origine della frutta secca

Nel 2025 la Puglia affronta un calo produttivo storico nella coltivazione delle mandorle, con punte del 100% in alcune zone. A denunciarlo è la Coldiretti regionale, che attribuisce la grave flessione soprattutto alle gelate verificatesi nel mese di marzo. Il taglio medio stimato si aggira attorno al 60% rispetto alla media degli anni precedenti, mettendo a rischio l’intera filiera.

Oggi la regione vanta 17.920 ettari destinati alla coltivazione del mandorlo, con una produzione totale che sfiora i 166.500 quintali, pari a oltre il 22% della produzione nazionale. Le province con la maggiore incidenza sono Bari e Brindisi, con rispettivamente 63mila e 41mila quintali, seguite da Taranto e Foggia.

Negli ultimi anni il consumo di frutta secca ha conosciuto una forte espansione, tanto da sfiorare, tra uso diretto e impieghi nell’industria dolciaria, i 640 milioni di chili all’anno. Solo nel 2023, secondo un’analisi Coldiretti su dati Ismea-Nielsen, le famiglie italiane hanno acquistato 115 milioni di chili di frutta secca, generando un giro d’affari pari a 1,1 miliardi di euro.

Il 2025 segna però una svolta importante per il settore, grazie all’entrata in vigore dell’obbligo di indicare l’origine della frutta secca sgusciata. L’etichettatura è ora richiesta per mandorle, nocciole, fichi secchi e pistacchi, rendendo più trasparente un comparto minacciato da importazioni poco controllate e da pratiche sleali. Tuttavia, resta ancora facoltativa l’indicazione della provenienza della frutta secca impiegata nei prodotti trasformati, come creme, dolci o altri derivati.

Il rischio, secondo Coldiretti, è quello di trovarsi sul mercato prodotti d’importazione, provenienti da paesi con standard fitosanitari meno rigorosi, che potrebbero contenere alti residui di pesticidi. Esempi emblematici sono le nocciole turche o i pistacchi iraniani, utilizzati in molti prodotti finiti e spesso spacciati come “Made in Italy”.

Nonostante le difficoltà, le mandorle pugliesi stanno vivendo una fase di riscoperta sui mercati nazionali e internazionali. La Coldiretti sottolinea che, dopo anni di abbandono, questa coltura ha ritrovato valore e attenzione, tanto da diventare oggetto di truffe da parte degli “agropirati”, che acquistano frutta secca dall’estero per rivenderla come prodotto italiano, danneggiando i produttori locali e ingannando i consumatori.

A complicare ulteriormente il quadro intervengono fenomeni legati alla tropicalizzazione del clima, come la proliferazione dei pappagalli verdi, ghiotti di mandorle, che rappresentano una minaccia crescente per i raccolti, già messi a dura prova dalla siccità e dalle ondate di calore.

L’etichettatura obbligatoria degli alimenti è una delle battaglie storiche della Coldiretti. Introdotta nel 2002 in seguito alla crisi della mucca pazza, ha progressivamente esteso l’obbligo di indicazione dell’origine a numerosi prodotti. Tuttavia, rimangono ancora molte lacune, come nel caso dei legumi in scatola, della frutta utilizzata nei succhi o marmellate, o del grano nei prodotti da forno, inclusi pane, biscotti e grissini. Anche per la carne e il pesce serviti nei ristoranti l’origine resta spesso non dichiarata.

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