La città di Ruvo di Puglia ha reso omaggio al carabiniere Cataldo Stasi, caduto in servizio il 20 aprile 1988 durante un controllo stradale a Castel Maggiore, in provincia di Bologna. In quella tragica occasione, il giovane militare venne colpito a morte dai membri della famigerata banda della Uno Bianca, mentre era impegnato in un’operazione con un collega.
Durante la cerimonia ufficiale, la locale caserma dei carabinieri è stata intitolata alla sua memoria, conferendo così un simbolo tangibile del riconoscimento della comunità. Presenti i familiari dell’eroe, tra cui il padre ancora residente a Ruvo, e le principali autorità civili e militari. La commemorazione ha visto la partecipazione della Fanfara della Legione Allievi Carabinieri di Roma, del picchetto d’onore in Grande Uniforme Speciale e di una delegazione dell’Associazione Nazionale Carabinieri.
Il momento più toccante si è svolto presso il cimitero comunale, dove è stato deposto un cuscino di fiori sulla tomba di Cataldo Stasi. È stata poi scoperta la targa commemorativa nella stazione dei carabinieri, accompagnata da un’intensa emozione da parte dei presenti. Il Comandante Provinciale di Bari, Gianluca Trombetti, ha sottolineato il coraggio del militare, esaltandone l’esempio di dedizione al dovere e spirito di sacrificio.
Cataldo Stasi era nato il 15 aprile 1966 a Ruvo di Puglia, in una famiglia semplice: il padre lavorava in una cantina vinicola, la madre era casalinga. Ultimo di tre figli, visse nella sua città natale fino all’arruolamento nell’Arma dei carabinieri. Dopo il diploma, nel giugno 1984, fu ammesso alla Scuola Allievi Carabinieri di Roma. Completato l’addestramento, venne assegnato alla Stazione di Castel Maggiore, la sua prima e unica destinazione di servizio.
Nel corso di un controllo di routine, fu vittima di un’imboscata armata, nella quale tentò di reagire nonostante le gravi ferite, ma si accasciò al suolo perdendo la vita. Per il suo gesto eroico gli fu conferita la Medaglia d’Oro al Valor Civile alla memoria, con una motivazione che ne esalta il coraggio e l’altruismo: “Splendido esempio di non comune ardimento e di altissimo senso del dovere spinti fino all’estremo sacrificio”.
La cerimonia di intitolazione ha visto la presenza di numerose figure istituzionali, tra cui il prefetto di Bari Francesco Russo, il questore Massimo Gambino e il sindaco di Ruvo, Pasquale Roberto Chieco. Tutti hanno voluto ricordare l’uomo e il militare che, con la sua giovane vita, ha rappresentato il volto più nobile dell’Arma dei carabinieri.