Il 23 gennaio 2023, nel corso di un’operazione di grande rilievo, i carabinieri della Compagnia Bari San Paolo hanno effettuato il sequestro di un notevole quantitativo di sostanze stupefacenti e armi clandestine, inclusi due fucili d’assalto “AK-47”. Questi ritrovamenti sono avvenuti in un seminterrato in possesso di un uomo di 34 anni, già destinatario di una misura cautelare in carcere. Gli esami biologici e dattiloscopici hanno confermato la sua associazione, insieme ad altri indagati, al gruppo armato del clan locale.
Questa operazione è solo una parte di un’indagine più ampia coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, che ha preso il via a seguito di un violento pestaggio avvenuto il 28 dicembre 2022 sul lungomare di Santo Spirito. L’episodio, non segnalato immediatamente alle autorità, ha portato all’arresto di otto persone, accusate di estorsione continuata aggravata, lesioni personali in concorso, e detenzione illecita di armi, tutti aggravati dall’uso del metodo mafioso.
Gli approfondimenti investigativi hanno svelato una dinamica complessa e preoccupante: cinque individui, legati al clan Strisciuglio di San Pio, sono stati identificati come gli aggressori di un uomo di 50 anni del luogo, punito per aver iniziato un’attività di spaccio senza l’approvazione del clan. Uno di questi individui è successivamente deceduto.
Solo due giorni prima dell’aggressione del 28 dicembre, un ulteriore tentativo di omicidio contro il cinquantenne era stato fortunosamente sventato. Una pattuglia della Stazione di Bari Santo Spirito, passando vicino all’abitazione dell’uomo, ha interrotto l’azione di due attentatori, che hanno abbandonato una pistola semiautomatica e un motociclo mentre fuggivano.
Questo tentativo di omicidio era stato pianificato dopo che la moglie del capo reggente del clan Strisciuglio era venuta a conoscenza della situazione. Nonostante non sia stata sottoposta a provvedimenti cautelari, la sua delazione ha innescato la pianificazione di queste azioni punitive.
Dopo il fallito agguato, l’arresto in flagranza di uno degli indagati e i sospetti di una presunta collaborazione della moglie del pusher con gli inquirenti hanno portato il clan a esigere dai coniugi un risarcimento di 20.000 euro per il danno d’immagine e per coprire le spese legali. Le pressioni estorsive si sono estese anche ai parenti della coppia, spingendoli a pagare per evitare ulteriori conseguenze. Infine, la coppia è stata costretta a trasferirsi in un’altra provincia.
In conclusione, sette degli otto arrestati sono stati condotti in carcere, mentre uno è stato posto agli arresti domiciliari