In Puglia gli educatori per disabili sono in protesta, per stipendi bassi e contratti instabili

In 8.000 chiedono l’internalizzazione del servizio per superare la precarietà imposta dalle cooperative

In Puglia, centinaia di educatori e educatrici impegnati nel supporto a persone disabili hanno manifestato per denunciare condizioni di lavoro insostenibili. Il presidio si è svolto davanti alla sede della presidenza della Regione, a Bari, dove una delegazione ha incontrato il Sepac (Comitato regionale per il monitoraggio del sistema economico produttivo e delle aree di crisi), chiedendo l’internalizzazione del servizio attualmente affidato alle cooperative.

Secondo quanto denunciato dall’Unione sindacale di base (Usb), sono circa 8.000 i lavoratori coinvolti in una rete di precarietà diffusa in ambito scolastico e domiciliare. La protesta nasce da una situazione contrattuale particolarmente sfavorevole, in quanto gli educatori operano tramite cooperative che vincono appalti pubblici, applicando il contratto collettivo nazionale delle cooperative sociali. Questo comporta retribuzioni molto basse e l’assenza di tutele nei periodi di non attività, come durante l’estate scolastica.

A peggiorare il quadro, la gestione delle ore di sostegno risulta inadeguata, con numerosi casi di riduzioni rispetto a quanto previsto nei Piani Educativi Individualizzati. Questa prassi limita l’efficacia del lavoro degli educatori e, soprattutto, va a discapito delle persone con disabilità, che non ricevono l’assistenza prevista.

Nel corso dell’incontro con il presidente del Sepac, Leo Caroli, è stata ribadita la necessità di attivare un servizio pubblico stabile e qualificato, capace di garantire continuità lavorativa agli operatori e qualità assistenziale agli utenti. Dall’Usb Bari è stato ricordato che, grazie al lavoro con il Misaac (il movimento interistituzionale sull’assistenza scolastica e domiciliare per i disabili), è stata ottenuta una prima apertura per definire percorsi di stabilizzazione del personale. Entro poche settimane, secondo gli impegni assunti, dovrebbero essere individuate soluzioni strutturali per contrastare la precarietà.

La mobilitazione riflette un disagio profondo che coinvolge non solo i lavoratori del settore, ma anche le famiglie delle persone con disabilità, che spesso si ritrovano prive di un supporto continuativo e qualificato.

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