Il capoclan Palermiti tenta il suicidio in carcere: i pm indagano su possibili “trucchi” per evitare la cella

Il boss, condannato per associazione mafiosa, è sotto stretto controllo ma i dubbi emergono dopo il tentativo di suicidio in ospedale

Il capoclan mafioso Palermiti, condannato a undici anni di carcere per associazione mafiosa, ha tentato di togliersi la vita mentre si trovava in detenzione a Torino. L’uomo, che attualmente è in cura nel reparto speciale delle Molinette, un’area sorvegliata h24, ha cercato di compiere l’estremo gesto mentre si trovava sotto videosorveglianza.

Nonostante l’apparente tentativo di suicidio, ci sono forti dubbi da parte dei pubblici ministeri. Infatti, secondo gli inquirenti, il gesto potrebbe essere un tentativo per eludere il regime carcerario, sfruttando la sua condizione sanitaria per ottenere trattamenti favorevoli, come la permanenza in un ospedale anziché in una cella di prigione. Secondo alcuni pentiti della mafia, Palermiti sarebbe stato l’unico in grado di confrontarsi ad armi pari con il potente Savino Parisi e, dopo il suo arresto un anno fa, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia affermano che, per anni, sarebbe riuscito a ottenere arresti domiciliari grazie a perizie mediche compiacenti.

Il tentativo di suicidio ha scatenato una serie di interrogativi circa le modalità di gestione della detenzione di un uomo di tale calibro. La sua posizione, delicata e in alcuni aspetti controversa, continua a sollevare dubbi sulla reale motivazione del gesto e su possibili strategie legali per ottenere un trattamento più favorevole.

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