L’ex direttore generale dell’Asset e ex commissario per l’emergenza idrogeologica della Puglia, Elio Sannicandro, è stato rinviato a giudizio insieme ad altri dieci imputati, tra cui diversi imprenditori. Le accuse principali sono di corruzione e turbativa d’asta, secondo quanto emerso dall’inchiesta della Procura di Bari. Secondo le indagini, Sannicandro avrebbe accettato tangenti per un totale di 60mila euro in cambio della concessione di appalti.
Il giudice per le indagini preliminari ha deciso di revocare l’interdizione di Sannicandro dai pubblici uffici, misura che era stata inizialmente stabilita per la durata di un anno. La Corte di Cassazione, nei mesi scorsi, aveva già annullato un precedente provvedimento che ravvisava gravi indizi a carico dell’ex direttore.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Bari, si concentra su una serie di appalti pubblici assegnati durante la gestione di Sannicandro. Gli investigatori hanno documentato un sistema di tangenti e favoritismi che avrebbe coinvolto anche altri funzionari e imprenditori locali. L’accusa sostiene che il denaro veniva elargito in cambio di trattamenti di favore nella concessione degli appalti, configurando un quadro di corruzione sistemica. La difesa sottolinea la mancanza di prove concrete e la necessità di attendere l’esito del processo per fare chiarezza sulla vicenda. L’avvocato di Sannicandro, Michele Laforgia, ha espresso fiducia nel sistema giudiziario e nella possibilità di dimostrare l’innocenza del suo assistito.
Il rinvio a giudizio rappresenta un passaggio cruciale nell’inchiesta, ma il processo vero e proprio potrebbe richiedere mesi, se non anni, prima di giungere a una conclusione. La complessità del caso e la quantità di prove da esaminare renderanno il procedimento lungo e articolato. Nel frattempo, il dibattito pubblico continua, con molteplici opinioni sulle responsabilità e sulle implicazioni del caso per la pubblica amministrazione in Puglia.