Diritto all’aborto negato in Puglia: l’80% dei ginecologi è obiettore di coscienza

La Cgil denuncia la situazione critica negli ospedali pugliesi e scrive al presidente Emiliano: "Garantire il diritto all'interruzione di gravidanza"

In Puglia, l’accesso all’aborto è fortemente limitato dall’elevato numero di ginecologi obiettori di coscienza. Su 738 ginecologi presenti negli ospedali della regione, ben 593 sono obiettori, rappresentando l’80% del totale. Questo dato, fornito dal Dipartimento Salute su richiesta della Cgil Puglia, evidenzia una situazione drammatica per le donne che desiderano accedere all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG).

La Cgil ha inviato una lettera al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, chiedendo interventi urgenti per garantire il pieno rispetto di un diritto conquistato grazie alle lotte delle donne, ma oggi fortemente messo in discussione sia dalle scelte politiche che dalle criticità del sistema sanitario nazionale. La lettera è stata inviata in occasione del 28 settembre, Giornata internazionale per l’aborto libero e sicuro, una data simbolica per richiamare l’attenzione su un tema ancora oggetto di controversie e discriminazioni.

La segretaria regionale della Cgil, Filomena Principale, ha sottolineato che la situazione dei presidi ospedalieri pugliesi non garantisce un’adeguata copertura territoriale, minando così il diritto delle donne a una scelta libera e consapevole. “L’obiezione di coscienza è un diritto individuale, ma non può diventare un ostacolo per la piena applicazione della legge e l’accesso ai servizi sanitari,” ha dichiarato Principale. La Cgil denuncia che, in molte strutture della regione, l’alto numero di obiettori rende quasi impossibile ottenere un’interruzione di gravidanza nei tempi previsti dalla legge.

La situazione è particolarmente critica in alcune delle principali strutture ospedaliere della regione. Al Policlinico di Bari, per esempio, la percentuale di ginecologi obiettori arriva al 96%, rendendo estremamente complicato per le donne ottenere il supporto medico necessario. Questo squilibrio tra obiettori e non obiettori crea gravi disagi e lunghe attese, mettendo a rischio il diritto delle donne a un’assistenza sanitaria sicura e tempestiva.

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