Detenuto in carcere a Bari tenta il suicidio: ricovero in condizioni gravissime

Sotto processo per l’uccisione della madre, il 42enne era al centro di una perizia psichiatrica richiesta dalla difesa

Un uomo di 42 anni, originario della provincia di Brindisi, è attualmente ricoverato in condizioni estremamente critiche presso il Policlinico di Bari dopo aver tentato il suicidio all’interno della propria cella nel carcere del capoluogo pugliese. Il fatto si è verificato nella giornata di domenica 1° febbraio e ha immediatamente attivato le procedure di emergenza previste in ambito penitenziario.

L’uomo si trovava detenuto nella struttura barese in quanto imputato in un procedimento penale di particolare gravità, ancora in fase dibattimentale. Dopo il gesto, è stato soccorso dal personale del carcere e dal servizio sanitario, per poi essere trasferito d’urgenza in ospedale. La prognosi resta riservata, mentre le sue condizioni vengono definite gravissime dai sanitari.

Accertamenti in corso sull’accaduto

Sull’episodio sono stati avviati gli accertamenti di rito da parte dell’amministrazione penitenziaria e dell’autorità giudiziaria competente, al fine di ricostruire con precisione quanto accaduto e verificare il rispetto dei protocolli di sorveglianza e assistenza sanitaria. In casi di questo tipo, le verifiche si concentrano sia sulle modalità del gesto sia sul contesto detentivo e clinico del soggetto coinvolto.

L’uomo, infatti, presentava già un quadro sanitario complesso. Da tempo era affetto da problemi di salute che lo costringevano a muoversi su una sedia a rotelle. Durante una precedente udienza, nell’ottobre scorso, aveva accusato un malore tale da impedirgli di prendere parte al dibattimento, episodio che aveva attirato l’attenzione sulle sue condizioni fisiche e psicologiche.

Il procedimento penale ancora aperto

Il 42enne è imputato davanti alla Corte d’assise di Brindisi per l’omicidio della madre, una donna di 71 anni, avvenuto nel settembre 2023. Secondo la ricostruzione accusatoria, l’uomo avrebbe aggredito la madre per poi appiccare il fuoco, provocandone la morte. L’arresto era scattato poche ore dopo il delitto, dando avvio a un procedimento giudiziario tuttora in corso.

Nel mese di gennaio si è svolta l’ultima udienza, nel corso della quale il capo d’imputazione è stato riformulato. Il calendario processuale prevede una nuova comparizione in aula il 10 febbraio, data che potrebbe subire variazioni alla luce delle attuali condizioni di salute dell’imputato.

Disposta una perizia sulla capacità di intendere e volere

Nel corso del dibattimento, la difesa ha avanzato richiesta per una perizia psichiatrica, accolta dal collegio giudicante. L’obiettivo è quello di valutare la capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento dei fatti, elemento centrale per la qualificazione giuridica della responsabilità penale.

La decisione di disporre l’accertamento peritale si inserisce in un quadro processuale complesso, in cui le condizioni psicofisiche dell’uomo rappresentano un aspetto rilevante sin dalle prime fasi del giudizio. Gli esiti della perizia saranno determinanti per le successive valutazioni della Corte.

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