Dda Bari, Giannella in Antimafia: “Voto venduto per 20 euro, assuefazione ai clan”

Il procuratore denuncia la normalizzazione del voto di scambio e l’inerzia della società civile: “Nessuno denuncia”

Durante l’audizione presso la Commissione parlamentare Antimafia, il procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, Francesco Giannella, ha tracciato un quadro allarmante dello stato delle infiltrazioni mafiose nel territorio e della progressiva accettazione sociale del voto di scambio, divenuto, secondo il magistrato, quasi una prassi “normale” in alcuni contesti.

È deprimente che il diritto fondamentale dell’essere cittadino venga alienato per 20 o 25 euro”, ha affermato Giannella, facendo riferimento alle indagini condotte dalla Dda negli ultimi quattro anni, che hanno portato alla contestazione del reato di scambio elettorale politico-mafioso (416 ter) in almeno tre operazioni distinte.

La mancanza di denunce da parte dei cittadini è un segnale grave, ha proseguito il procuratore, che ha sottolineato come la percezione collettiva abbia subito un ribaltamento: “Il disvalore del voto di scambio non viene più avvertito. Anzi, c’è quasi la convinzione di poter disporre liberamente del proprio voto come bene da scambiare”.

Oltre al tema del voto, Giannella ha descritto l’attuale struttura della criminalità organizzata nel distretto di Bari, evidenziando differenze sostanziali tra le diverse aree: nel Foggiano la mafia conserva un profilo militare, mentre nella BAT si assiste a un assetto intermedio. Nel Barese, invece, si registra una forma più “evoluta” e silenziosa, che punta all’infiltrazione nell’economia piuttosto che alla violenza esplicita.

“Nel Barese i clan preferiscono non apparire, mantenere una finta pace, mentre si radicano nel tessuto imprenditoriale e territoriale”, ha aggiunto il procuratore, spiegando come gli equilibri territoriali mafiosi siano rimasti sostanzialmente invariati nel tempo, salvo alcune espansioni limitate.

A preoccupare è anche l’atteggiamento dei giovani appartenenti alle famiglie criminali, che secondo Giannella esibiscono la loro caratura mafiosa nei locali e nelle discoteche, alimentando un culto del potere criminale che si riflette nei comportamenti e nei modelli sociali giovanili.

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