È giunta alla fase conclusiva l’indagine della Procura di Bari sulla tragica morte del neonato ribattezzato “Angelo”, trovato senza vita nella culla termica della chiesa di San Giovanni Battista a Poggiofranco il 2 gennaio scorso. Due le persone ufficialmente indagate: don Antonio Ruccia, parroco della chiesa, e Vincenzo Nanocchio, il tecnico che installò la culla nel 2014 e che a dicembre 2024 aveva eseguito un intervento di manutenzione sull’impianto.
L’accusa formulata è quella di omicidio colposo, con l’ipotesi che il piccolo, abbandonato ancora vivo, sia deceduto a causa di ipotermia per il malfunzionamento del sistema. A confermare questa ricostruzione sono stati gli accertamenti tecnici svolti dalla Squadra mobile, coordinati dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e dalla pm Angela Morea.
Le consulenze hanno evidenziato diverse anomalie: la culla termica non avrebbe mantenuto la temperatura adeguata, e anzi il climatizzatore avrebbe diffuso aria fredda, presumibilmente per una perdita di gas. Anche il sistema di allarme previsto, che doveva attivarsi grazie al peso del bambino sul materassino e inviare un segnale al cellulare del parroco, non avrebbe funzionato perché il materassino non era idoneo a rilevare la presenza del neonato.
L’inchiesta ha chiarito che non si trattò di un guasto improvviso, ma di una catena di negligenze nella manutenzione e nella sorveglianza del dispositivo, che avrebbe dovuto rappresentare un rifugio sicuro per neonati in situazioni estreme. Il tecnico, pochi giorni prima della tragedia, era intervenuto per sostituire l’alimentatore della culla in seguito a blackout segnalati, ma il sistema sarebbe rimasto comunque difettoso.