Un fenomeno in crescita che tocca anche i vertici istituzionali e attraversa il Paese da Nord a Sud. Il report annuale dell’associazione Libera, diffuso in occasione della Giornata internazionale contro la corruzione, fotografa una situazione allarmante: nel 2025 sono state 96 le inchieste per reati legati alla corruzione, contro le 48 registrate nel 2024. Un incremento che testimonia la natura sistemica del fenomeno, non più circoscritto a episodi isolati.
La Puglia risulta una delle regioni più coinvolte, con 110 persone indagate, terza solo dopo Campania (219) e Calabria (141). Una posizione che la colloca sopra territori storicamente più esposti, come la Sicilia (98) o alcune aree del Nord Italia. La diffusione del fenomeno appare ampia: 49 procure in 15 regioni risultano coinvolte, sulla base di fonti giornalistiche e comunicazioni ufficiali delle autorità giudiziarie.
Politici e amministratori nel mirino
Secondo il documento, nel 2025 sono stati indagati 53 politici in tutta Italia, pari al 5,5% delle persone coinvolte. In cima alla classifica ci sono Puglia e Campania, entrambe con 13 politici sotto inchiesta, tra sindaci, assessori e consiglieri comunali e regionali. Ben 24 dei 53 politici indagati sono sindaci, il che evidenzia una particolare vulnerabilità delle amministrazioni locali, dove i controlli risultano più deboli e le pratiche opache più frequenti.
Le criticità in Puglia
Nel contesto pugliese, gli ambiti più esposti alle pratiche corruttive riguardano appalti nella sanità pubblica, concessioni edilizie e gestione dei rifiuti, ma anche procedimenti amministrativi relativi a certificazioni, residenze e autorizzazioni. Emergono inoltre episodi di scambio elettorale politico-mafioso, oltre a casi nel settore dei concorsi pubblici e della formazione universitaria. La regione si distingue per numero di indagati, varietà dei settori coinvolti e diffusione dei casi tra figure istituzionali.
Una “prassi accettata” che mina la democrazia
Libera lancia l’allarme su una corruzione che non è più eccezione, ma sistema adattivo, capace di rigenerarsi all’interno delle istituzioni. Francesca Rispoli, copresidente nazionale dell’associazione, sottolinea come “le tecniche classiche convivano oggi con pratiche normalizzate”, in un contesto sempre più opaco. L’associazione avverte anche del rischio rassegnazione, poiché l’illecito appare spesso come inevitabile o parte integrante dei meccanismi decisionali.
Le proposte di Libera: agire prima delle inchieste
Nel documento “Fame di verità e giustizia”, Libera ribadisce che le inchieste giudiziarie e l’inasprimento delle pene non bastano più. Serve un intervento strutturale, incentrato su trasparenza, prevenzione e cultura della legalità. Le proposte dell’associazione includono:
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regole più stringenti sui conflitti di interesse;
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normative chiare sull’attività di lobbying per rendere tracciabili i rapporti tra pubblico e privato;
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controlli efficaci sui finanziamenti politici, con strumenti digitali per garantire accesso e tracciabilità;
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formazione etica nelle università e nella PA;
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potenziamento del whistleblowing, per tutelare chi segnala comportamenti illeciti.
Un sistema che tocca anche Bari
Nonostante il report non entri nei dettagli delle singole indagini, Bari viene citata tra le città italiane più colpite, accanto a Roma, Milano, Palermo, Genova e Torino. L’inchiesta “Codice Interno”, avviata nel 2024 e conclusa con oltre 100 condanne, ha svelato un intreccio tra politica e mafia. A ciò si aggiunge un’inchiesta sulla compravendita di voti a Modugno, che ha portato a sei arresti. Questi episodi dimostrano che la corruzione attraversa territori e livelli istituzionali diversi, richiedendo risposte politiche, culturali e non solo giudiziarie.
Sud in prima linea, Nord non escluso
Dei 96 procedimenti rilevati nel 2025, ben 48 riguardano regioni del Sud e isole, 25 il Centro e 23 il Nord Italia. Un dato che ribadisce la maggiore esposizione del Mezzogiorno, ma che al tempo stesso non esclude le aree settentrionali, confermando la portata nazionale del fenomeno.