L’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” ha dato ufficialmente il via all’anno accademico 2025-2026, il centunesimo dalla fondazione, in una cerimonia che ha intrecciato prospettive di crescita, responsabilità istituzionale e attenzione agli scenari internazionali. L’evento ha rappresentato anche l’esordio del Rettore Roberto Bellotti, intervenuto davanti alla comunità accademica con un discorso che ha alternato dati concreti sui risultati raggiunti a riflessioni sul ruolo dell’università in un contesto globale attraversato da conflitti.
Sul fronte della ricerca, i numeri illustrati evidenziano un percorso di consolidamento e sviluppo. La partecipazione dell’Ateneo ai grandi progetti finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha sfiorato i 140 milioni di euro, su un totale nazionale di 3,2 miliardi destinati ai centri nazionali e ai partenariati estesi. Un risultato che ha consentito il reclutamento di oltre cento nuovi ricercatori e il rafforzamento di ambiti strategici per il futuro del Paese. Tra questi figurano l’intelligenza artificiale, la cybersecurity, le tecnologie quantistiche, le neuroscienze e lo studio delle patologie legate all’invecchiamento, senza trascurare settori come la valorizzazione del patrimonio culturale, l’agricoltura di precisione e la sicurezza alimentare. Investimenti che consolidano il posizionamento scientifico dell’Ateneo e ne ampliano l’impatto sul territorio.
Accanto alla dimensione accademica, trova spazio la trasformazione urbana. Il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha ribadito l’obiettivo di rendere il capoluogo pugliese una vera e propria “città della conoscenza”, rafforzando il legame tra università e sviluppo cittadino. In quest’ottica si inseriscono i progetti di riqualificazione edilizia destinati agli studenti: dopo lo studentato nell’ex Istituto nautico, sono in programma interventi sulla caserma Magrone, destinata a diventare il più grande campus universitario del Mezzogiorno, e sull’ex ospedale militare Bonomo, ipotizzato come nuovo spazio di residenzialità e aggregazione. L’obiettivo condiviso è duplice: migliorare il diritto allo studio e contrastare la dispersione di competenze, trattenendo talenti e attirandone di nuovi.
La cerimonia, tuttavia, non si è limitata ai risultati strutturali e finanziari. Il Rettore ha voluto aprire il suo intervento con un richiamo all’articolo 11 della Costituzione italiana, che sancisce il ripudio della guerra. Un passaggio simbolico che ha collocato il tema della pace al centro dell’identità dell’istituzione universitaria, sottolineando come la celebrazione accademica cada in una fase storica segnata da tensioni e conflitti. L’inaugurazione si è così svolta in un clima di sobrietà, nel rispetto delle drammatiche vicende internazionali.
In risposta al quadro geopolitico, l’Ateneo ha annunciato l’istituzione di un Osservatorio dedicato al monitoraggio degli accordi di cooperazione in aree sensibili o coinvolte in conflitti. L’organismo, con composizione paritetica e funzione consultiva, avrà il compito di vigilare sui progetti scientifici e didattici attivi in contesti geopoliticamente delicati, rafforzando trasparenza e consapevolezza nelle collaborazioni internazionali.
Momento particolarmente intenso è stato l’intervento di Melika, studentessa iraniana, che ha portato la propria testimonianza davanti alla platea. Nel suo discorso ha richiamato la condizione degli studenti che vivono in Paesi attraversati da crisi politiche e conflitti armati, ricordando le proteste nelle università iraniane e i rischi affrontati da chi manifesta. Il suo appello ha ribadito che l’università non può rimanere indifferente di fronte alle ingiustizie e alle violazioni dei diritti, citando le sofferenze di popolazioni come quella palestinese, le difficoltà delle studentesse afghane e le emergenze che coinvolgono altre aree del mondo, dall’Ucraina al Congo.
L’inaugurazione del nuovo anno accademico si è dunque configurata come un momento di sintesi tra prospettiva scientifica e responsabilità civile. Da un lato, i traguardi raggiunti grazie ai fondi del PNRR e i progetti infrastrutturali delineano un’università in espansione, capace di incidere sul tessuto economico e culturale regionale. Dall’altro, il richiamo alla pace e l’attenzione alle dinamiche internazionali evidenziano la volontà di collocare la crescita accademica entro un orizzonte etico condiviso.
In chiusura, il Rettore ha confermato l’impegno a promuovere uno sviluppo equo e sostenibile dell’istituzione universitaria e dell’intera comunità, con particolare attenzione alla componente studentesca. Un messaggio che sintetizza la direzione intrapresa dall’Università di Bari: coniugare innovazione, inclusione e responsabilità in un contesto globale complesso.