Attentato mafioso di Altamura, a processo i complici del boss D’Ambrosio dopo 10 anni

Domenico “Domi” Martimucci, giovane calciatore di 27 anni, morì cinque mesi dopo l’esplosione al Green Table

A dieci anni dall’attentato che scosse Altamura, si apre il processo per i presunti complici del boss Mario D’Ambrosio. Saranno giudicati con rito abbreviato Nicola Centonze e Nicola Laquale, arrestati lo scorso febbraio con l’accusa di aver preso parte all’esplosione del locale Green Table, avvenuta il 5 marzo 2015.

Nell’attentato rimase gravemente ferito e morì dopo cinque mesi di agonia Domenico Martimucci, 27 anni, calciatore conosciuto da tutti come “Zidane” per il suo talento calcistico.

Secondo gli inquirenti, i due imputati rispondono a vario titolo di omicidio, tentato omicidio plurimo, detenzione e porto di esplosivo, aggravati dal metodo mafioso. L’episodio, infatti, fu attribuito alla strategia criminale del clan guidato da Mario D’Ambrosio, già condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione per aver ordinato l’attentato.

La notte del 5 marzo 2015, un ordigno artigianale venne collocato all’interno del locale Green Table, causando un’esplosione devastante che provocò feriti e danni ingenti. Tra le vittime, Martimucci riportò ustioni e lesioni gravissime, che lo portarono alla morte dopo un lungo ricovero in ospedale.

L’apertura del processo nei confronti di Centonze e Laquale rappresenta un nuovo capitolo giudiziario per una vicenda che ha lasciato una ferita profonda nella comunità altamurana. La famiglia Martimucci, sostenuta in questi anni dall’associazione Libera e dal movimento antimafia, ha sempre chiesto verità e giustizia per Domenico, ricordandone la passione per lo sport e l’impegno nella vita quotidiana.

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