Un’esposizione d’arte contemporanea come strumento di riflessione, consapevolezza e trasformazione sociale. Dal 26 aprile fino al 26 maggio, Palazzo Diana a Bari diventa teatro di un evento che intreccia arte e impegno civile: “Non chiamatelo amore: mostra d’arte contemporanea sull’universo femminile”. Un progetto ideato dall’associazione di promozione sociale Univox Ets, realizzato con il patrocinio del Municipio I e dell’assessorato comunale alla giustizia, al benessere sociale e ai diritti civili.
La rassegna prende forma grazie al lavoro dell’artista pugliese Anna Cristino, riconosciuta a livello nazionale e collaboratrice di Univox. Le sue opere, create appositamente per l’occasione, offrono un linguaggio simbolico, diretto ed evocativo capace di toccare le corde più profonde della sensibilità del pubblico. L’obiettivo è promuovere una cultura fondata su rispetto, ascolto e consapevolezza, andando a toccare con forza temi quanto mai urgenti nella società contemporanea.
Cinque le sezioni tematiche in cui si articola il percorso espositivo, ognuna delle quali affronta una sfaccettatura dell’esperienza femminile:
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La forza delle donne, dedicata a storie di resilienza, emancipazione e conquiste collettive e individuali;
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Voci interrotte, un omaggio silenzioso ma intenso alle vittime di femminicidio;
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Il corpo e il consenso, incentrata sull’autodeterminazione, la denuncia e la libertà che si esprimono attraverso il corpo;
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Gabbie invisibili, che decostruisce gli stereotipi imposti dalla cultura patriarcale e il loro impatto;
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Madri, figlie, sorelle, un intimo dialogo tra generazioni che affronta il tema della memoria e degli affetti.
L’allestimento trova spazio all’interno di Palazzo Diana, edificio storico situato nel cuore del capoluogo pugliese, tra piazza Massari e corso Vittorio Emanuele. La mostra sarà aperta al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.15 e dalle 16.30 alle 19.00, mentre il sabato sarà visitabile dalle 9.00 alle 13.15.
L’iniziativa non è solo una proposta culturale, ma si configura anche come un luogo di partecipazione collettiva e di attivazione civica. Attraverso l’arte, il pubblico viene coinvolto in un processo di riconoscimento e confronto con le radici profonde della violenza di genere, con particolare attenzione al valore del consenso, alla libertà del corpo e al superamento delle barriere culturali imposte dalla società patriarcale.
Alla realizzazione dell’evento hanno collaborato numerose realtà territoriali: Centro di Servizio al Volontariato San Nicola Ets, Galleria d’arte Vernice d’Arte, Centro per la Famiglia di Barletta, Pasticceria Fanelli, Supermercati Deca e Hic Mos – Rino Esposito Hair Design, a conferma della rete solidale che sostiene il progetto.