La polizia ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo di 32 anni residente a Bitonto, già noto alle forze dell’ordine per precedenti penali. Il provvedimento restrittivo è stato disposto dal gip del Tribunale di Bari, su richiesta della Procura della Repubblica, nell’ambito di un’indagine che ha fatto emergere gravi indizi di colpevolezza per furto aggravato in abitazione e porto illegale di arma comune da sparo.
L’indagato è stato trasferito nel carcere di Bari, dove rimane a disposizione dell’autorità giudiziaria. Al momento dell’esecuzione dell’ordinanza, l’uomo si trovava già sottoposto alla misura degli arresti domiciliari per altri procedimenti penali, circostanza che ha ulteriormente rafforzato il quadro cautelare valutato dagli inquirenti.
Le indagini partite da un dettaglio cruciale
L’attività investigativa ha preso una direzione decisiva grazie a un elemento apparentemente marginale ma rivelatosi determinante: un frammento di guanto rinvenuto all’interno dell’abitazione presa di mira. Il reperto, recuperato durante i sopralluoghi effettuati dalla polizia scientifica, è stato sottoposto ad approfonditi accertamenti di laboratorio. Le analisi genetiche hanno permesso di isolare un profilo di Dna risultato compatibile con quello del 32enne, già censito nelle banche dati delle forze di polizia.
A partire da questo riscontro scientifico, gli investigatori hanno ricostruito un solido quadro indiziario, integrato da ulteriori elementi raccolti nel corso degli accertamenti. Tale ricostruzione ha portato la Procura a richiedere l’applicazione della misura cautelare più severa, ritenuta necessaria per evitare il rischio di reiterazione dei reati.
Il furto risalente all’autunno del 2024
I fatti contestati risalgono all’ottobre 2024, quando un’abitazione privata è stata oggetto di un’incursione mirata. Secondo quanto emerso dalle indagini, il presunto autore avrebbe agito con modalità particolarmente invasive, utilizzando una fiamma ossidrica per forzare una cassaforte collocata all’interno dell’immobile. Dopo averla danneggiata, sarebbe riuscito ad aprirla e a sottrarne il contenuto.
Il bottino del colpo comprendeva oro, una somma di denaro contante e una pistola completa di munizioni, custodita all’interno della cassaforte. Proprio la presenza dell’arma ha fatto scattare anche l’accusa di porto illegale, aggravando ulteriormente la posizione dell’indagato.
Dalla richiesta della Procura alla decisione del gip
Valutati gli elementi raccolti, la Procura di Bari ha formalizzato la richiesta di custodia cautelare in carcere. Il giudice per le indagini preliminari, condividendo l’impostazione accusatoria, ha emesso l’ordinanza ritenendo sussistenti gravi indizi di colpevolezza e concrete esigenze cautelari. L’esecuzione del provvedimento è avvenuta nei giorni successivi, con il trasferimento dell’uomo dalla propria abitazione alla struttura penitenziaria del capoluogo pugliese.
Un’indagine fondata sulle prove scientifiche
L’operazione conferma il ruolo centrale delle indagini tecnico-scientifiche nelle attività di contrasto ai reati predatori. In questo caso, l’analisi del Dna si è rivelata decisiva per collegare il sospettato alla scena del crimine, consentendo agli investigatori di superare le difficoltà tipiche delle indagini su furti in abitazione, spesso caratterizzati dall’assenza di testimoni diretti.
L’uomo resta ora detenuto in carcere, mentre il procedimento giudiziario prosegue secondo le fasi previste dalla legge.