La Corte d’assise d’Appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, ha annullato la sentenza di primo grado a carico di 37 imputati, tra cui l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, e tre società. La decisione riguarda il processo per il presunto disastro ambientale attribuito all’ex stabilimento Ilva di Taranto, gestito in passato dalla famiglia Riva.
In primo grado, Nichi Vendola era stato condannato a tre anni e sei mesi per concussione aggravata in concorso, mentre i fratelli Fabio e Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell’Ilva, erano stati condannati rispettivamente a 22 e 20 anni di reclusione. La nuova sentenza ha ribaltato queste condanne, annullandole completamente.
Uno dei punti cruciali della vicenda è stato il riconoscimento da parte della Corte della necessità di spostare il procedimento a Potenza, accogliendo la richiesta avanzata dai difensori. Secondo i legali, i giudici tarantini che avevano emesso la sentenza di primo grado sarebbero da considerare “parti offese” nel disastro ambientale, e quindi non idonei a giudicare in maniera imparziale.
La Corte ha quindi deciso di trasmettere gli atti alla procura di Potenza per i necessari adempimenti di competenza. Questa mossa segna un ulteriore passaggio in un processo complesso e controverso, che ha visto coinvolte figure di spicco della politica e dell’industria italiana.