Primo maggio a Bari, sindacati in piazza per chiedere più sicurezza sul lavoro

Nel cuore della città si è svolta la mobilitazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil per fermare la strage silenziosa delle vittime sul lavoro

In occasione della Festa dei Lavoratori, le sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil hanno dato vita a un sit-in a Bari, in via Sparano, per porre l’attenzione su un tema che si fa sempre più urgente: la sicurezza sul lavoro. La manifestazione, tenutasi nella mattinata del Primo Maggio, è stata contraddistinta dallo slogan “Uniti per un lavoro sicuro”, scelto per evidenziare l’urgenza di una svolta concreta e duratura.

Al centro dell’iniziativa la drammatica escalation di morti bianche in Italia. Solo nei primi due mesi del 2025, infatti, si contano 138 vittime sul posto di lavoro, con un aumento del 16% rispetto allo stesso periodo del 2024. Numeri che, secondo i sindacati, denunciano una vera emergenza nazionale, che colpisce in modo particolare la provincia di Bari, dove si registra un’elevata incidenza di infortuni gravi e mortali nonostante il basso tasso occupazionale.

Domenico Ficco, segretario generale della Cgil Bari, ha parlato della necessità di invertire la tendenza culturale che considera la sicurezza come un ostacolo al profitto. “Non si muore per fatalità, ma perché si continua a trattare la prevenzione come un costo”, ha dichiarato. Ha inoltre denunciato la diffusione del precariato, che rende i lavoratori più esposti e ricattabili, privandoli della possibilità di esigere il rispetto delle norme.

Giuseppe Boccuzzi, segretario generale della Cisl Bari, ha invece sottolineato il legame tra i numeri e le persone: “Ogni vittima ha un volto, una famiglia, una comunità spezzata”. Per affrontare l’emergenza, la Cisl propone un piano articolato che include: il rafforzamento degli ispettorati del lavoro, l’introduzione di una patente a crediti per le imprese, una formazione reale e non solo formale, l’utilizzo di tecnologie per la prevenzione e un percorso educativo nelle scuole volto a instillare la cultura della sicurezza sin dalla giovane età.

La mobilitazione ha lanciato un appello unitario alla politica e alle istituzioni, affinché si metta fine alla “strage silenziosa” e si garantisca un lavoro stabile, sicuro e dignitoso, come previsto dalla Costituzione. In particolare, è stata evidenziata la vulnerabilità di donne, lavoratori stranieri e over 65, le categorie più esposte secondo i dati raccolti.

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