Il governo impugna la legge pugliese sul salario minimo

Scontro istituzionale sulla norma regionale approvata a novembre, al centro il tema della retribuzione minima di 9 euro l’ora

Il Consiglio dei Ministri ha deciso di impugnare la legge sul salario minimo adottata dalla Regione Puglia. La decisione è stata presa durante la riunione del 23 gennaio, su proposta di Roberto Calderoli, Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie.

La normativa regionale, varata il 21 novembre scorso, introduce una serie di misure volte a garantire un trattamento economico minimo nei contratti pubblici. In particolare, stabilisce che le procedure di gara della Regione Puglia includano un compenso minimo inderogabile di 9 euro l’ora. Questa disposizione si applica a tutti i contratti legati a lavori, servizi e forniture negli appalti pubblici e nelle concessioni.

Un altro elemento centrale della legge è l’obbligo per la Regione di far riferimento ai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative. Questo criterio, che si ispira all’articolo 11 del Codice degli Appalti, mira a garantire condizioni lavorative dignitose, rispettando eventuali trattamenti più favorevoli per i lavoratori.

La scelta del governo di contestare la normativa pugliese si inserisce in un dibattito più ampio sul salario minimo, tema già al centro di polemiche nazionali. L’impugnazione riflette, infatti, le tensioni tra il livello regionale e quello statale nella gestione di questioni sociali e lavorative.

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