Cormorani e maricoltura, allarme lungo le coste pugliesi

La crescita incontrollata dei volatili mette in ginocchio gli allevamenti ittici e minaccia l’equilibrio del mare

La presenza sempre più massiccia dei cormorani sta diventando un fattore critico per la maricoltura pugliese, in particolare lungo la costa barese. Stormi numerosi e organizzati colpiscono quotidianamente gli impianti di allevamento, causando danni rilevanti sia dal punto di vista economico sia ambientale. Gli operatori del settore parlano apertamente di una situazione non più sostenibile, che rischia di compromettere la sopravvivenza di molte imprese.

Negli ultimi anni il numero di cormorani svernanti è cresciuto in maniera esponenziale. Le stime indicano un aumento di circa venti volte rispetto a venticinque anni fa, un dato collegato all’espansione delle popolazioni nidificanti nei Paesi dell’Europa centro-settentrionale. Ogni esemplare può ingerire oltre dieci chilogrammi di pesce al mese, con un consumo giornaliero che supera i trecento grammi. A questo si aggiunge un ulteriore problema: durante la predazione, molti pesci restano feriti, favorendo la diffusione di patologie e parassiti all’interno delle vasche e delle gabbie marine.

Le conseguenze per gli allevamenti sono pesantissime. Secondo Coldiretti Pesca Puglia, le perdite possono oscillare tra il 25% e il 50% delle semine di avannotti, variando in base alla collocazione degli impianti, al periodo dell’anno e alle tecniche utilizzate. Non si tratta soltanto di pesce sottratto, ma anche di reti danneggiate, stress cronico negli animali allevati e costi aggiuntivi per tentare di contenere il fenomeno con sistemi dissuasivi spesso poco efficaci.

L’emergenza non è circoscritta a un’unica area. Le zone più colpite nel Barese si concentrano a sud tra Torre a Mare e Mola, mentre a nord l’attenzione si sposta su Giovinazzo. Tuttavia, il problema si estende lungo oltre quattrocento chilometri di costa regionale, interessando località come Bisceglie, la costa ionica tarantina, la laguna di Varano, la diga di Capaccio del Celone a Lucera, il Lago Salso a Manfredonia e l’area di Gallipoli. Una diffusione così ampia rende complessa qualsiasi strategia di contenimento su scala locale.

Dal punto di vista economico, il settore vive una fase di forte sofferenza. L’aumento dei costi di gestione e la riduzione dei margini di profitto stanno mettendo a rischio la continuità aziendale di molte realtà produttive. Gli allevatori sottolineano come le perdite non siano imputabili a errori gestionali, ma a fattori esterni legati alla fauna selvatica protetta, contro la quale mancano strumenti realmente risolutivi.

A preoccupare non è solo la filiera produttiva, ma anche l’equilibrio complessivo dell’ecosistema marino. I cormorani, infatti, non si nutrono esclusivamente di specie ittiche pregiate, ma colpiscono anche le cosiddette specie foraggio, fondamentali per l’alimentazione naturale dei pesci di maggior valore commerciale. Questo doppio impatto amplifica l’impoverimento degli stock ittici, con ricadute che coinvolgono pescatori professionali e sportivi, entrambi penalizzati dalla progressiva riduzione del pescato.

Di fronte a questo scenario, Coldiretti Pesca Puglia ha avanzato una richiesta formale alle istituzioni regionali. L’associazione ha sollecitato l’assessore all’Agricoltura Francesco Paolicelli e il dirigente della Sezione Sostenibile e Tutela delle Risorse Forestali e Naturali Domenico Campanile affinché vengano attivati meccanismi di indennizzo o compensazione economica per le imprese colpite. Tra le proposte figura anche il riconoscimento ufficiale delle predazioni dei cormorani come causa legittima di perdita produttiva nell’ambito di fondi regionali, nazionali o comunitari.

Parallelamente, viene richiesta l’istituzione di un tavolo tecnico con le rappresentanze del settore. L’obiettivo è individuare soluzioni strutturali e gestionali in grado di mitigare il fenomeno, nel rispetto della normativa ambientale e della tutela della biodiversità. Una sfida complessa, ma ritenuta indispensabile per garantire un futuro sostenibile alla maricoltura pugliese.

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