Il campeggio «Club Adriatico», situato all’interno del Parco naturale di Costa Ripagnola, è stato nel tempo completamente trasformato, passando da semplice area per roulotte e tende a un complesso stabile con abitazioni in muratura, configurando, secondo l’accusa, una lottizzazione abusiva su scala estesa.
Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Bari, il terreno interessato, che si estende su circa 175mila metri quadrati, è vincolato da normative ambientali e paesaggistiche. Nonostante ciò, i 414 proprietari delle piazzole, provenienti da diverse province pugliesi, avrebbero partecipato – consapevolmente o meno – alla realizzazione di opere non autorizzate, come costruzioni in cemento, muri perimetrali, e altre infrastrutture stabili, alterando di fatto la natura originaria del campeggio.
L’avviso di conclusione delle indagini, notificato nella giornata di ieri, segna una svolta significativa nel procedimento penale. Gli indagati sono accusati di concorso nella realizzazione di opere edilizie abusive in area sottoposta a vincolo, un reato previsto dalla normativa urbanistica e ambientale italiana. Il reato contestato è particolarmente grave proprio per via della collocazione dell’area all’interno di un parco naturale, il che implica tutele più stringenti e una maggiore attenzione da parte degli enti di controllo.
Nel corso degli anni, il camping era stato progressivamente modificato, con interventi che non risulterebbero autorizzati né dal Comune né dagli enti preposti alla tutela del paesaggio. Tali modifiche, oltre a cambiare l’estetica dell’area, ne avrebbero anche compromesso le caratteristiche ambientali, portando alla denaturalizzazione di una zona costiera di pregio.
Ora, con la chiusura delle indagini preliminari, gli indagati avranno la possibilità di presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogati, prima che la Procura decida se procedere con la richiesta di rinvio a giudizio.