Oltre 2 milioni di euro sono stati sequestrati preventivamente alla società municipalizzata del Comune di Molfetta, operante nella gestione dei rifiuti solidi urbani. Il provvedimento, emesso dal gip del Tribunale di Trani su richiesta della Procura, riguarda un ramo d’azienda del valore di circa 600mila euro e fondi bancari pari a 1.408.000 euro. Le misure sono il risultato di un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza, che ha fatto emergere gravi anomalie gestionali e possibili reati di bancarotta fraudolenta.
Al centro dell’inchiesta vi è il trasferimento sospetto di un impianto di trattamento rifiuti da una società in liquidazione giudiziale alla municipalizzata molfettese. L’operazione, mascherata da un contratto di “rent to buy” di due anni, non avrebbe mai generato pagamenti da parte della società acquirente, contribuendo così ad aggravare il dissesto finanziario dell’impresa originaria.
Tra le irregolarità accertate, anche la sottoscrizione di proroghe contrattuali oltre i termini stabiliti e l’assunzione di 26 nuove unità di personale, con un incremento del 124% rispetto agli organici iniziali. Secondo gli inquirenti, questi atti sono stati compiuti con piena consapevolezza della perdita economica derivante dalla gestione del servizio.
Inoltre, la società municipalizzata risulterebbe coinvolta in un’ulteriore operazione illecita, legata al mancato rispetto delle disposizioni fiscali. L’omessa verifica delle posizioni debitorie della società in liquidazione avrebbe permesso l’esecuzione di pagamenti diretti, senza trattenute, per oltre 1,4 milioni di euro. Secondo la Guardia di Finanza, questa condotta avrebbe ostacolato il versamento di imposte dovute all’Agenzia delle Entrate.
Un altro elemento emerso durante le indagini riguarda la gestione ambientale, ritenuta “radicalmente difforme” rispetto alle autorizzazioni in essere. In alcuni casi, i rifiuti risultavano in stato di abbandono, creando una discarica abusiva e violando il Testo Unico Ambientale. In seguito a queste violazioni, è stata contestata alla società la responsabilità amministrativa per non aver adottato modelli organizzativi in grado di prevenire reati ambientali.
Il sequestro eseguito dalle Fiamme Gialle non è l’unico provvedimento adottato: già in precedenza era stato colpito un ramo d’azienda di una società attiva nel medesimo settore a Barletta, anch’essa coinvolta nell’inchiesta. A seguito del nuovo provvedimento, l’Autorità giudiziaria ha nominato un amministratore giudiziario incaricato della gestione dei beni sequestrati.