Emergenza idrica in Puglia: crisi senza precedenti e nuove misure in arrivo

Con invasi ai minimi storici e sorgenti in forte calo, Acquedotto Pugliese impone una riduzione della pressione per garantire la continuità del servizio

La disponibilità d’acqua in Puglia si riduce drasticamente, spingendo le istituzioni regionali ad adottare misure sempre più stringenti. L’Autorità di Bacino dell’Appennino meridionale ha ufficialmente elevato al massimo grado il livello di severità idrica per l’uso potabile, una decisione motivata dal crollo delle riserve negli invasi e dalla persistente assenza di piogge significative.

A partire da lunedì 20 ottobre, Acquedotto Pugliese (Aqp) introdurrà una riduzione generalizzata della pressione idrica su tutta la rete regionale, nel tentativo di evitare misure ancora più drastiche, come le turnazioni nell’erogazione dell’acqua. L’obiettivo principale resta quello di preservare le scorte residue e prolungare la disponibilità d’acqua almeno fino a gennaio 2026.

Risparmio e tecnologia per arginare l’emergenza

Malgrado il quadro critico, fino ad oggi la Puglia è riuscita a mantenere attiva la distribuzione idrica senza interruzioni, al contrario di altre regioni del Sud Italia. Questo traguardo è stato possibile grazie a interventi di ammodernamento infrastrutturale e a una gestione più efficiente delle risorse, che hanno consentito di risparmiare 117 milioni di metri cubi d’acqua all’anno rispetto al 2009. In parallelo, è migliorato sensibilmente anche il recupero delle perdite nelle reti idriche.

Aqp sottolinea l’importanza di installare impianti di autoclave con serbatoi di accumulo, soprattutto nelle abitazioni situate ai piani alti o in zone periferiche, dove le riduzioni di pressione possono compromettere la regolare erogazione.

Invasi in sofferenza: riserve crollate del 61%

Le analisi più recenti mettono in luce una situazione idrica estremamente critica. Le sorgenti attualmente offrono il 28% in meno di acqua rispetto alla media degli ultimi dieci anni, e queste coprono circa un terzo del fabbisogno regionale. Più grave è lo stato degli invasi, da cui provengono i restanti due terzi: le riserve sono diminuite del 61%, un dato allarmante che mette in discussione la sostenibilità dell’intero sistema idrico pugliese.

Una parte consistente dell’acqua invasata non è destinata all’uso potabile, ma viene impiegata in ambito agricolo e industriale, influenzata anche da prelievi effettuati da Campania e Basilicata.

Clima sfavorevole e prospettive preoccupanti

I modelli climatici a medio termine non offrono segnali di miglioramento. Le proiezioni indicano temperature sopra la media e precipitazioni inferiori alla norma fino alla prossima primavera. Le piogge realmente utili per il ripristino delle riserve – quelle capaci di alimentare invasi e sorgenti – sembrano destinate a cadere solo in alcune aree dell’Appennino, fuori dai principali bacini pugliesi.

Il 2026 potrebbe diventare il terzo anno consecutivo di crisi idrica per la regione, aggravando ulteriormente una situazione già al limite.

La strategia di Aqp: tre linee guida per il futuro

Per fronteggiare la crisi e garantire la sostenibilità nel lungo periodo, Acquedotto Pugliese ha tracciato tre direttrici strategiche:

  • Risanamento e digitalizzazione della rete idrica, con cantieri in corso su 1.300 chilometri di condotte e un investimento complessivo di 800 milioni di euro;

  • Riuso delle acque reflue, grazie a una rete di 76 impianti di affinamento che forniscono oltre 130 milioni di metri cubi d’acqua ogni anno all’agricoltura;

  • Ricerca di nuove fonti e realizzazione di impianti di dissalazione, tra cui un nuovo dissalatore in costruzione a Taranto.

In questo contesto, Aqp ribadisce l’importanza del coinvolgimento collettivo: “Solo con l’impegno di tutti sarà possibile evitare un’emergenza che potrebbe compromettere l’approvvigionamento per milioni di persone”.

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