Un clima di crescente tensione si respira nel quartiere Umbertino, dove il dibattito sul futuro della movida ha riacceso il confronto tra istituzioni, residenti e gestori dei locali. Il Comitato per il Decoro e la Salvaguardia della Zona Umbertina ha ribadito la propria contrarietà al codice di autoregolamentazione promosso dal Comune, giudicandolo inefficace e privo di strumenti concreti per contenere il degrado notturno.
Durante l’incontro tenutosi a Palazzo di città, il Comitato ha consegnato al sindaco Leccese un documento critico, nel quale sottolinea come già dal 2017 fosse stato sollecitato un intervento normativo per regolamentare le aperture dei locali. Tuttavia, l’assenza di provvedimenti adeguati ha favorito il proliferare di attività in spazi inadeguati, aggravando i disagi.
“Non vogliamo che l’Umbertino diventi un deserto”, si legge nella nota, “ma neppure un luna park notturno dove chi lavora o studia non può più aprire una finestra”. Da qui l’avvio di una raccolta firme, che coinvolge anche esercenti, per chiedere al prefetto Russo un aumento della presenza delle forze dell’ordine durante la notte, insieme a norme più severe sull’occupazione del suolo pubblico e i parcheggi per residenti.
In passato, due ordinanze comunali (n.3345 e n.3933), emanate tra l’autunno e l’inverno, avevano imposto limiti all’asporto e regolamentato gli orari di apertura. Secondo il Comitato, quelle misure avevano portato benefici tangibili: meno assembramenti, meno rumore, meno spaccio. “In soli tre mesi si era tornati a respirare”, affermano i rappresentanti dell’associazione.
Tuttavia, a gennaio, l’introduzione del codice di autoregolamentazione, con la promessa che sarebbero stati gli stessi locali a vigilare sui comportamenti dei clienti, ha segnato una svolta giudicata negativa. Per il Comitato, “è stato un guscio vuoto, ignorato persino da chi lo ha sottoscritto”.
Le misure alternative promosse dal Comune prevedono ora l’impiego di figure come i “street controllers” o i “noise ambassador”, incaricate di monitorare la situazione nei luoghi più frequentati. Ma il presidente del Comitato, Mauro Gargano, ha espresso forte scetticismo: “Credo che si stia perdendo di vista il vero problema. Con la vecchia ordinanza, la movida non era stata spostata, ma diluita, e ciò aveva migliorato la qualità della vita dei residenti”.
Leccese, da parte sua, ha convocato un incontro con tutte le parti coinvolte, cercando una mediazione tra le esigenze economiche dei locali e la richiesta di tranquillità da parte degli abitanti. Tuttavia, secondo il Comitato, l’approccio scelto dal Comune avrebbe dovuto essere più tecnico e meno politico. “Avremmo preferito un confronto centrato sulle problematiche specifiche dell’area”, ha commentato Gargano, lamentando la mancanza di un reale ascolto.
Il Comitato continua a invocare un quadro normativo chiaro e non soluzioni temporanee. Per affrontare il problema, non bastano iniziative volontarie dei gestori: servono regole certe, controlli costanti e un equilibrio tra le attività commerciali e il diritto al riposo dei cittadini.
Il comitato è gestito da rappresentanti di FDI….ecco perché……