L’Italia si conferma leader mondiale nella produzione di uva da tavola grazie soprattutto al contributo della Puglia, che da sola rappresenta il 57% della produzione nazionale. Tuttavia, l’annata 2025 si presenta con segnali contrastanti, tra risultati produttivi brillanti e difficoltà sul fronte economico. A tracciare il quadro è Coldiretti Puglia, che evidenzia come la regione, con 24.955 ettari coltivati e quasi 400 milioni di euro di fatturato, mantenga saldamente la leadership nazionale.
Nonostante il settore viva un momento di notevole espansione produttiva, con un +40% rispetto allo scorso anno, il rovescio della medaglia è rappresentato dalla flessione dei prezzi riconosciuti agli agricoltori, dovuta al rallentamento dei consumi domestici e nella ristorazione. Una situazione che, secondo Coldiretti, mette a rischio la sostenibilità economica delle aziende agricole.
Il mercato internazionale continua invece a premiare l’uva italiana: nel 2024, secondo i dati Ismea, l’offerta nazionale ha toccato il milione di tonnellate (+12% rispetto al 2023), di cui il 98% interamente made in Italy. Le esportazioni hanno raggiunto le 382mila tonnellate, in aumento dell’1% in quantità e del 13% in valore, con un giro d’affari da 912 milioni di euro. L’uva si conferma così tra i prodotti ortofrutticoli freschi più apprezzati, con 17,6 milioni di famiglie acquirenti, in crescita del 10,4% rispetto al 2023.
A incidere positivamente sulle performance di mercato è l’ampia varietà di uve con e senza semi coltivate nel territorio pugliese, frutto di una specializzazione crescente delle aziende agricole locali. Questo mix varietale ha consentito all’Italia di raggiungere nuove fasce di consumatori, in particolare tra giovani e famiglie con bambini, rafforzando così la competitività del prodotto a livello internazionale.
Tuttavia, Coldiretti Puglia sottolinea l’urgenza di potenziare la ricerca scientifica applicata al settore, con investimenti nel miglioramento genetico e nell’innovazione di processo e di prodotto, per rispondere in modo più efficace alle esigenze del mercato. Altrettanto importante è il lavoro sul materiale di propagazione, da risanare e rendere più resistente anche in ottica di sostenibilità ambientale.
Sul fronte della trasparenza, l’associazione agricola rinnova l’appello a intensificare i controlli sull’origine del prodotto, a tutela di produttori e consumatori. A questo proposito, è stata rilanciata una petizione popolare per rendere obbligatoria in tutta l’Unione Europea l’indicazione del Paese d’origine in etichetta su ogni prodotto alimentare. La campagna, che ha già portato oltre diecimila agricoltori a manifestare alle frontiere e nei porti italiani, prosegue con la raccolta firme presso i mercati di Campagna Amica, agriturismi, sedi territoriali e anche online.