Terapia rivoluzionaria: primo paziente trattato con CAR-T al Policlinico di Bari

Un ragazzo affetto da linfoma, è stato il primo paziente a ricevere la terapia con cellule CAR-T presso il reparto di ematologia del Policlinico di Bari. Il trattamento, ben tollerato dal paziente, è stato eseguito il 12 giugno scorso. Nei prossimi mesi, verranno effettuate valutazioni clinico-strumentali per verificarne l'efficacia.

Il professor Pellegrino Musto, direttore dell’unità operativa universitaria di Ematologia del Policlinico di Bari, ha dichiarato che la terapia CAR-T rappresenta una forma di immunoterapia cellulare rivoluzionaria. Questa terapia promette risultati significativamente migliori rispetto alle terapie convenzionali per pazienti affetti da alcune forme di linfoma refrattarie o poco responsive. Studi condotti finora hanno evidenziato che circa il 40% dei pazienti trattati con CAR-T, precedentemente senza alternative terapeutiche efficaci, può essere considerato guarito dalla malattia.

Inoltre, altri due pazienti sono in programma per ricevere la terapia CAR-T presso il Policlinico di Bari nei prossimi mesi. Il professor Musto ha espresso fiducia nella possibilità di trattare un numero crescente di pazienti, soprattutto considerando l’imminente approvazione della terapia per altre tipologie di tumori del sangue, come il mieloma multiplo.

Il dottor Mario Delia, coordinatore del Team CAR-T dell’Ematologia del Policlinico di Bari, ha sottolineato il lungo e complesso processo di accreditamento necessario per avviare questa nuova terapia cellulare. L’accreditamento è stato ottenuto grazie al Centro Nazionale Trapianti (CNT) e al Joint Accreditation Committee ISCT & EBMT (JACIE), con l’autorizzazione della regione Puglia e la qualifica da parte dell’azienda fornitrice delle CAR-T.

Le cellule CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T) sono il primo esempio di ‘farmaco vivente’ in medicina. Queste cellule, derivanti dai linfociti del paziente, vengono raccolte tramite procedure aferetiche, trattate in laboratori specializzati con processi di bio-ingegneria per renderle specificamente attive contro le cellule tumorali e infine reinfuse al paziente. Questo avviene dopo un trattamento chemioterapico non intensivo di ‘linfo-deplezione’.

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