Il teatro diventa strumento di rinascita, condivisione e restituzione alla comunità. È questo il senso profondo di “Abbraccio”, il musical che ha registrato il tutto esaurito nelle due repliche andate in scena all’interno dell’Istituto Duse, nel quartiere San Paolo di Bari. Uno spettacolo che non nasce per il successo in sé, ma per sostenere un progetto concreto: finanziare la ristrutturazione della Chiesa Madre della Divina Provvidenza, cuore spirituale e sociale del quartiere.
Alla base dell’iniziativa c’è la Compagnia teatrale amatoriale Divina, realtà nata vent’anni fa proprio all’interno della parrocchia. Un percorso lungo due decenni, fatto di passione, volontariato e inclusione, che ha trovato in questo musical una nuova e significativa tappa. Il progetto è stato ideato e guidato da Piero Quarto, regista e tra i fondatori della compagnia, che ha raccontato come l’idea sia maturata partendo da un bisogno reale del territorio.
“Abbraccio” è un musical ispirato alla parabola evangelica del Figliol prodigo, riletta in chiave contemporanea. Una storia antica, ma ancora capace di parlare al presente, che affronta temi universali come il perdono, la caduta e la possibilità di riscatto. La scelta di modernizzare il racconto evangelico ha permesso di avvicinare un pubblico ampio e trasversale, andando oltre i confini della comunità parrocchiale.
Il valore dell’iniziativa, però, non si esaurisce sul palcoscenico. Lo spettacolo nasce senza fini di lucro, con l’obiettivo dichiarato di raccogliere fondi per il restauro di una chiesa che versava in condizioni strutturali critiche. Un gesto di “restituzione”, come lo definisce lo stesso Quarto, verso un luogo che negli anni ha rappresentato un punto di riferimento educativo e umano per intere generazioni del quartiere San Paolo.
Il percorso che ha portato alla messa in scena del musical è stato tutt’altro che semplice. Il progetto è partito da un nucleo ristretto di cinque persone, animate dalla volontà di rimettere in moto la compagnia dopo un lungo periodo di pausa. Da lì, però, l’idea ha iniziato a crescere. A novembre dello scorso anno sono stati avviati i casting, inizialmente diffusi negli ambienti parrocchiali e poi allargati al territorio.
La risposta è stata superiore alle aspettative. Oltre cinquanta persone hanno deciso di partecipare al progetto, molte delle quali esterne alla parrocchia. Attori, ballerini, tecnici, aiuto registi e volontari hanno contribuito alla realizzazione dello spettacolo, mettendo a disposizione tempo, competenze e creatività. Una vera e propria comunità artistica, costruita passo dopo passo, che ha trovato nel teatro uno spazio di espressione e crescita.