Tassisti in sciopero a Bari: protesta contro le multinazionali private

Presidio davanti alla Prefettura e servizio taxi sospeso fino alle 22 per chiedere regole più eque e tutele contro la concorrenza

Giornata di sciopero per i tassisti baresi, che hanno incrociato le braccia per l’intera giornata di oggi, interrompendo il servizio fino alle 22. Il presidio si è svolto in piazza Libertà, di fronte alla Prefettura, ed è terminato intorno alle 14, con una significativa partecipazione delle sigle sindacali di categoria.

Tra le realtà aderenti alla protesta figurano Tam, Satam, Uti, Ugl Taxi, Filt Cgil Taxi, Usb Taxi, Orsa Taxi, oltre ad altre organizzazioni come Unione Artigiani, Claai, ConsulTaxi, Fedartaxi Cisal, Fast Confsal Taxi, Uritaxi, Sitan, Unimpresa, Sul Taxi e l’Associazione tutela legale Taxi. L’iniziativa si inserisce in un movimento di mobilitazione nazionale del comparto taxi, che sta manifestando in diverse città italiane.

Alla base della protesta c’è la richiesta di un intervento normativo da parte del Governo, per regolamentare il settore e offrire maggiori tutele ai lavoratori. In particolare, i tassisti denunciano la mancanza di un impianto legislativo in grado di difendere il servizio pubblico dall’avanzata delle multinazionali private e dell’Ncc (Noleggio con conducente), che – a detta dei sindacati – opererebbero con maggiore libertà, aggirando vincoli tariffari e norme locali.

Un altro punto centrale della contestazione riguarda il sistema dei prezzi. I rappresentanti della categoria evidenziano come le tariffe dei taxi siano imposte dai Comuni, mentre le piattaforme private sarebbero svincolate da questo tipo di regolamentazione, creando una concorrenza ritenuta sleale.

Il messaggio lanciato dai tassisti baresi è chiaro: senza regole certe e controlli efficaci, il rischio è la progressiva erosione di un servizio pubblico essenziale. Insieme ai colleghi delle altre città italiane, gli operatori locali chiedono un tavolo di confronto con l’esecutivo per trovare soluzioni condivise e tutelare una professione che, sottolineano, «non può essere sacrificata sull’altare del libero mercato senza tutele».

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