La decisione di introdurre i doppi turni scolastici al liceo Giulio Cesare-Romanazzi di Bari ha acceso il malcontento tra gli studenti, che hanno scelto di manifestare pubblicamente il proprio dissenso. Davanti alla sede principale dell’istituto, gli studenti hanno organizzato un presidio per contestare una misura ritenuta penalizzante, adottata in concomitanza con i lavori di ristrutturazione che interessano più plessi scolastici.
Alla base della protesta vi è una situazione strutturale complessa, aggravata dall’accorpamento tra il Giulio Cesare e il Romanazzi. Tale unione, seppur temporanea, ha comportato un aumento significativo del numero di studenti concentrati in spazi considerati non adeguati, con ricadute dirette sulla qualità della vita scolastica. Secondo quanto denunciato dagli studenti, aule e servizi igienici non sarebbero sufficienti a garantire condizioni accettabili per l’intera popolazione scolastica.
Il provvedimento varato dalla dirigenza scolastica prevede un sistema di alternanza: tre settimane di frequenza su turni differenziati per il liceo linguistico e tre settimane per l’indirizzo tecnico. Una soluzione pensata per far fronte ai lavori in corso nella sede di viale Einaudi e, contemporaneamente, agli interventi di rifacimento della sede centrale del Romanazzi in via Celso Ulpiani. Tuttavia, per molti studenti questa organizzazione rischia di creare più problemi di quanti ne risolva.
A evidenziare le criticità è Sabrina Fanelli, coordinatrice dell’Unione degli Studenti Bari, che ha parlato di una condizione ormai insostenibile. Secondo Fanelli, il sovraffollamento ha portato alla creazione di aule improvvisate, ricavate da spazi non progettati per la didattica e in alcuni casi privi di finestre. Una situazione che, a suo avviso, compromette il diritto allo studio e la dignità degli studenti.
Particolare preoccupazione riguarda l’impatto dei doppi turni sugli studenti pendolari, che rappresentano una quota rilevante degli iscritti. La frequenza pomeridiana rende difficoltosi gli spostamenti, soprattutto per chi proviene dai comuni limitrofi, aumentando i tempi di percorrenza e i costi logistici. A ciò si aggiunge l’impossibilità, per molti, di partecipare ad attività extrascolastiche, sportive o formative, fondamentali per un percorso educativo completo.
Un altro nodo critico riguarda gli studenti con disabilità. La sperimentazione dei doppi turni, già adottata in passato, aveva mostrato limiti evidenti, in particolare per quanto riguarda la disponibilità di servizi di supporto come trasporti dedicati ed educatori specializzati, spesso operativi solo nelle ore mattutine. Il rischio, secondo i rappresentanti studenteschi, è che queste categorie non riescano a vedere pienamente garantito il proprio diritto all’istruzione.
Nel dibattito emerge anche una critica più ampia alle politiche nazionali in materia di istruzione. I tagli al sistema scolastico vengono indicati come una delle cause principali delle difficoltà attuali, costringendo gli istituti a soluzioni tampone che finiscono per gravare direttamente sugli studenti. La protesta, quindi, non si limita a una singola decisione organizzativa, ma punta a richiamare l’attenzione su una gestione complessiva delle risorse ritenuta insufficiente.
La mobilitazione degli studenti del Giulio Cesare-Romanazzi rappresenta così un segnale di disagio diffuso, che mette al centro la necessità di strutture adeguate, programmazione efficace e tutela del diritto allo studio. In attesa di sviluppi, la comunità scolastica chiede risposte concrete e soluzioni che non compromettano la qualità dell’esperienza educativa.