Puglia in crisi: crollano industria ed export, fuga dei giovani in aumento

Il nuovo report dell'Osservatorio Aforisma denuncia sei recessioni in 17 anni, calo demografico del 22% e segnali di stagnazione economica in tutti i settori chiave della regione

Un quadro economico preoccupante emerge dall’ultimo report dell’Osservatorio economico Aforisma, che evidenzia come la Puglia stia affrontando una fase di stagnazione definita “palude strutturale”. Dal 1982 a oggi, la regione ha perso oltre 1,1 milioni di abitanti, pari al 22% della popolazione, un’emorragia demografica che pesa sull’intero sistema produttivo. Di questi, circa 700mila giovani si sono trasferiti al Nord o all’estero, sollevando interrogativi sul futuro della forza lavoro e sull’innovazione industriale.

La fotografia demografica si intreccia con una perdita di competitività nei principali settori produttivi. Il tessuto imprenditoriale pugliese si fonda su comparti tradizionali come agricoltura e commercio, che da soli rappresentano quasi il 50% delle attività registrate nella regione. Nonostante ciò, la Puglia si colloca sotto la media del Mezzogiorno nella crescita del fatturato: +0,95% tra gennaio e settembre 2025, contro il +3,3% del Sud e il +2,6% nazionale, secondo i dati della fatturazione elettronica.

Sul fronte dell’export, i numeri parlano di una performance in calo. Nei primi nove mesi del 2026, le esportazioni pugliesi si sono attestate a 7,22 miliardi di euro, con una flessione dello 0,8% rispetto all’anno precedente. Le differenze tra le province sono significative: mentre Foggia cresce del +12,5%, Brindisi e Bari segnano rispettivamente un -3,3% e -2,5%.

A destare ulteriore preoccupazione è la tenuta dell’industria regionale: da 32 mesi consecutivi l’indice della produzione industriale è negativo, con l’unica eccezione del comparto alimentare. Tra i settori più penalizzati, il tessile-abbigliamento crolla dell’11,8%, seguito dalla meccanica con un calo del 6,4%. Anche il manifatturiero segna valori negativi su tre anni consecutivi: -1,6% nel 2023, -4,3% nel 2024 e -1,2% nei primi nove mesi del 2025.

Nonostante i dati occupazionali sembrino positivi in apparenza, il report sottolinea un’anomalia strutturale: il PIL è fermo mentre l’occupazione è ai massimi storici. Tuttavia, l’84% della crescita riguarda gli over 50, mentre cala il numero di lavoratori nelle fasce 18-34 e 35-49 anni. Secondo Aforisma, questo sbilanciamento generazionale non favorisce né l’innovazione né il rilancio economico della regione.

Il coordinatore degli studi, Davide Stasi, ha evidenziato un dato allarmante: negli ultimi 17 anni, la Puglia ha affrontato sei fasi recessive e sei anni a crescita zero. Solo due crisi simili si erano verificate nei 50 anni precedenti (1975 e 1993), segno di una difficoltà cronica. “Il nostro sistema produttivo è denso ma arretrato. Turismo, commercio e agricoltura non bastano”, ha dichiarato Stasi durante la presentazione del report a Lecce, alla presenza di rappresentanti istituzionali e accademici.

A pesare sul futuro dell’economia pugliese anche il dibattito sul riarmo, che secondo l’Osservatorio Aforisma rischia di drenare risorse utili alla riconversione industriale. L’aumento degli investimenti nel comparto difesa non sembra, infatti, integrarsi con una strategia di rilancio per un sistema produttivo in forte difficoltà.

In questo scenario, Aforisma individua alcune leve strategiche per tentare un’inversione di tendenza: tra queste, la diversificazione industriale orientata al green e al digitale, politiche per attrarre giovani e talenti, incremento salariale, miglioramento della qualità della vita e incentivi all’occupazione under 35. Tuttavia, senza un intervento strutturale e tempestivo, il rischio è che la “palude” in cui si trova la Puglia diventi una condizione permanente.

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