Pronto soccorso del Policlinico di Bari: oltre 90mila accessi annuali, ma troppi codici non urgenti

Criticità emerse in un incontro dell’assessore Pentassuglia: elevato afflusso di pazienti con codici verdi e azzurri e carenza di personale

Il Policlinico di Bari continua a fronteggiare un carico di lavoro significativo, con oltre 90mila accessi annuali al pronto soccorso, pari all’8% del totale regionale. Tuttavia, uno degli aspetti critici emersi nel corso degli incontri tra l’assessore regionale alla Sanità, Donato Pentassuglia, e i direttori delle aziende sanitarie e ospedaliere pugliesi riguarda la tipologia di pazienti che si rivolgono ai pronto soccorso: una parte considerevole di questi, infatti, riguarda codici verdi (urgenze minori) e codici azzurri (urgenze differibili), che in alcuni ospedali raggiungono il 90% degli accessi.

A livello regionale, la Puglia è dotata di 35 strutture di pronto soccorso, ma oltre la metà degli accessi annuali si concentra in soli 11 ospedali, con il Policlinico di Bari che continua a reggere il peso maggiore. Dopo Bari, gli ospedali con il più alto numero di accessi sono il Vito Fazzi di Lecce, il SS. Annunziata di Taranto, il Perrino di Brindisi e il Dimiccoli di Barletta. Tuttavia, uno degli aspetti più rilevanti sollevati dai responsabili dei dipartimenti di emergenza riguarda l’elevato numero di accessi non urgenti, che congestionano il servizio e rallentano l’assistenza a chi ha realmente bisogno di cure immediate.

A questo problema si aggiunge la carenza di personale, che rende difficile rispondere adeguatamente a un flusso di pazienti sempre più consistente. Per migliorare la situazione, l’assessore Pentassuglia ha ribadito l’importanza di potenziare l’assistenza territoriale, al fine di alleggerire il carico sui pronto soccorso e indirizzare i pazienti verso strutture adeguate per le loro necessità.

Nel corso degli incontri, è emerso inoltre che la percentuale di codici bianchi (accessi che non necessitano di alcun intervento immediato) è più bassa rispetto alla media italiana, attestandosi intorno al 3%, segno che la risposta dei cittadini alle emergenze potrebbe essere migliorata con un maggiore ricorso a strutture sanitarie alternative.

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