Ha ottenuto una pena sospesa l’uomo di 78 anni accusato di aver investito e ucciso il ciclista Roberto Casiello lungo la statale 17, nei pressi di Lucera. Il Gip del Tribunale di Foggia, Michela Valente, ha accolto il patteggiamento concordato tra la pubblica accusa, rappresentata dal Pm Dominga L. Petrilli, e la difesa dell’imputato. Il 78enne, agli arresti domiciliari dal giorno successivo all’incidente, ha patteggiato due anni, cinque mesi e dieci giorni di reclusione per omicidio stradale e omissione di soccorso, pena sospesa. Contestualmente, è stata disposta anche la revoca della patente di guida.
L’incidente è avvenuto il 29 ottobre 2024. Roberto Casiello, 61 anni, ciclista esperto e appassionato, stava percorrendo la statale 17 in direzione Foggia, in sella alla sua bici da corsa. Alle sue spalle sopraggiungeva un SUV Chevrolet Trax, condotto dal 78enne, che ha tamponato violentemente il ciclista scaraventandolo fuori dalla carreggiata. Il corpo dell’uomo è stato ritrovato senza vita tra il guardrail e la cunetta. Sul posto sono intervenuti i soccorsi e il Nucleo Radiomobile dei Carabinieri di Lucera, ma i sanitari non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. Dopo l’impatto, l’automobilista non si è fermato per prestare soccorso, allontanandosi dal luogo dell’incidente.
Le indagini sono state avviate immediatamente. Sul posto sono stati trovati frammenti della carrozzeria del SUV, che sono stati analizzati e identificati come compatibili con un modello Chevrolet Trax. Decisivi per individuare il responsabile sono stati i filmati delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona, che hanno permesso di ricostruire il percorso del veicolo e risalire alla targa. Il giorno successivo, le forze dell’ordine hanno rintracciato e arrestato il conducente, sottoponendolo agli arresti domiciliari.
L’epilogo giudiziario della vicenda ha lasciato un’amara sensazione tra i familiari della vittima. La moglie di Casiello, Teresa Marasco, ha espresso delusione per la pena sospesa, sottolineando come, nonostante il lavoro investigativo rapido ed efficace, il responsabile se la sia cavata con una condanna di poco più di due anni. “Roberto era un ciclista esperto, prudente e meticoloso – ha dichiarato – ma la sua attenzione non è bastata a salvargli la vita. Saperlo abbandonato in strada da un uomo che, pur essendo un medico, non si è fermato a soccorrerlo è un dolore che non si attenua“.
L’episodio, riportato da Giesse Risarcimento Danni, ha sollevato ancora una volta il tema della sicurezza stradale e della tutela dei ciclisti sulle strade italiane.