La vicenda di Maria Turturo, 60 anni, e del marito Giuseppe Lacarpia, 65 anni, ha scosso profondamente la comunità di Gravina. Il rapporto tra i due coniugi era da tempo caratterizzato da episodi di violenza, come emerge dalle testimonianze raccolte dagli inquirenti. La figlia della coppia ha dichiarato che la madre, preoccupata per la propria sicurezza, le aveva confidato di temere per la sua vita: “Mamma mi disse che si sentiva in pericolo, che temeva di essere uccisa”.
Il giorno della tragedia, Giuseppe Lacarpia è accusato di aver orchestrato un piano per eliminare la moglie, simulando un incidente stradale. Secondo le accuse, Lacarpia avrebbe dato fuoco all’auto in cui si trovava Maria, lasciandola intrappolata all’interno del veicolo. La donna, nonostante le gravi ustioni, sarebbe riuscita a uscire dal mezzo, ma il marito l’avrebbe poi raggiunta, aggredendola e provocandole lesioni fatali. Le prove raccolte comprendono testimonianze dirette e un video che riprenderebbe i momenti cruciali dell’aggressione.
Un quadro complesso emerge anche dalle parole della figlia, che ha raccontato come la madre avesse subito maltrattamenti da parte del marito per anni, episodi che avevano persino richiesto interventi medici e denunciati in passato. Litigi frequenti tra Maria e Giuseppe, spesso scatenati dalle difficoltà economiche legate alla loro azienda, sfociavano in violenza, e i figli erano intervenuti più volte per difendere la madre. In uno di questi scontri, Lacarpia avrebbe ferito uno dei figli, portando al suo arresto per tentato omicidio. Questo episodio, secondo la figlia, aveva alimentato il rancore di Lacarpia verso la moglie, un sentimento che non sarebbe mai svanito.
Circa sei anni fa, a Lacarpia erano state diagnosticate patologie neurologiche, ma nonostante la terapia, il suo comportamento non sembrava essere compromesso. Tuttavia, dopo un ricovero in ospedale a settembre, i suoi atteggiamenti avevano iniziato a destare preoccupazione. La figlia ha riferito di aver notato gesti strani da parte del padre, come un segno che indicava la morte, mentre sedeva pensieroso davanti al camino. In quei momenti, Maria aveva espresso alla figlia la sua paura: “Mi sento che mi deve uccidere”, aveva confidato.
La sera della tragedia, la famiglia si era riunita per una festa in una sala ricevimenti. I figli avevano proposto di accompagnare i genitori a casa, ma Giuseppe aveva insistito per tornare con la propria auto, rifiutando ogni tentativo di persuasione e diventando persino aggressivo. Durante la festa, i figli avevano notato un comportamento insolito del padre, che si allontanava frequentemente per controllare la macchina nel parcheggio. Questi dettagli, insieme ai rilievi dei vigili del fuoco e alle testimonianze raccolte, hanno fornito agli inquirenti ulteriori elementi a supporto dell’accusa di omicidio volontario premeditato.
Giuseppe Lacarpia è ora sotto accusa per l’omicidio della moglie, aggravato dalla premeditazione. Gli elementi raccolti durante le indagini, inclusi i primi riscontri sull’incendio doloso e il video dell’aggressione, sembrano confermare la tesi che l’uomo avesse pianificato tutto con attenzione. La tragica storia di Maria Turturo rappresenta l’ennesimo caso di violenza domestica finito in modo tragico, un dramma che lascia dietro di sé una famiglia distrutta.