Frodi alimentari in Puglia, sequestrate tonnellate di prodotti non tracciabili

Nel Barese e in altre province pugliesi, controlli serrati su etichette ingannevoli e merci prive di origine: Coldiretti chiede più tutele e trasparenza

Il nuovo disegno di legge sulle sanzioni in agricoltura e pesca, approvato dopo oltre un decennio di attese, segna un passaggio cruciale per la tutela del patrimonio agroalimentare italiano. Con l’introduzione nel codice penale di un capo dedicato ai delitti contro questo settore, sarà finalmente possibile colpire con maggiore efficacia le frodi, dalla contraffazione delle denominazioni Dop e Igp fino all’uso di segni fuorvianti che spingono i consumatori a credere di acquistare prodotti italiani, anche quando non lo sono.

Il report 2024 dell’Icqrf (Ispettorato Centrale Repressione Frodi) ha evidenziato un’intensa attività di controllo in Puglia, con circa 8 tonnellate di alimenti sequestrati nel Barese. I prodotti, con etichette in una lingua presumibilmente cinese e privi di documentazione sulla tracciabilità, rappresentano uno dei casi più eclatanti. Le operazioni hanno interessato un’ampia gamma di merci, dall’olio al vino, passando per grano e conserve, segno della crescente complessità dei metodi di sofisticazione alimentare.

Un altro intervento significativo è stato il sequestro di 9mila capolini di carciofi, accusati di fornire indicazioni fuorvianti sull’origine, così come le conserve vegetali irregolari ritirate a Taranto grazie alla collaborazione tra Icqrf e Nas. Si tratta di pratiche che minano la fiducia dei consumatori e danneggiano gli agricoltori locali.

Secondo Coldiretti Puglia, le frodi a tavola rappresentano un crimine sociale, perché ingannano i consumatori, soprattutto quelli più vulnerabili che cercano prodotti a basso costo. “È urgente fermare l’arrivo di alimenti da Paesi extra-Ue che non rispettano gli stessi standard italiani” – ha affermato Pietro Piccioni, direttore dell’associazione – evidenziando come questa concorrenza sleale metta a rischio la salute pubblica e l’economia agricola nazionale.

Coldiretti ha inoltre denunciato l’espansione del fenomeno del falso Made in Italy, che colpisce indistintamente salumi, formaggi, conserve, extravergine e persino pasta. L’organizzazione sottolinea che l’unico modo per garantire chiarezza ai consumatori è l’indicazione obbligatoria dell’origine su ogni prodotto. Per questo, ha lanciato a livello europeo una proposta di legge di iniziativa popolare con l’obiettivo di raccogliere un milione di firme, contrastando la pratica di “italianizzazione” permessa dalle attuali norme doganali.

“La trasparenza nell’etichettatura degli alimenti è fondamentale” – conclude Coldiretti – “solo così si può contrastare efficacemente l’inganno legato ai cibi importati, trasformati minimamente e venduti come italiani”.

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