Il fenomeno dell’erosione costiera in Puglia sta assumendo un ruolo sempre più centrale nel dibattito istituzionale e scientifico. La regione, con oltre 900 chilometri di costa e ben 69 comuni affacciati sul mare, si trova a confrontarsi con un processo naturale che negli ultimi anni è diventato più evidente e preoccupante, anche a causa dei cambiamenti climatici e del surriscaldamento del Mediterraneo.
Secondo gli studiosi che collaborano con le istituzioni regionali, i modelli climatici e meteo-marini stanno mutando rapidamente. L’aumento della temperatura del mare sta generando eventi atmosferici più intensi e imprevedibili, con mareggiate e fenomeni estremi che accelerano il deterioramento delle coste. Proprio per comprendere meglio queste dinamiche, l’Agenzia regionale Asset lavora in collaborazione con università pugliesi e con altri territori del Mediterraneo coinvolti nelle stesse criticità.
Il direttore generale dell’agenzia, Elio Sannicandro, ha sottolineato come il problema dei cosiddetti georischi non sia solo paesaggistico o infrastrutturale, ma strettamente legato all’evoluzione climatica. Le previsioni utilizzate in passato non sono più sufficienti a descrivere ciò che sta accadendo, rendendo indispensabile lo sviluppo di nuovi studi e modelli scientifici. In questo scenario, il ruolo delle università e dei centri di ricerca diventa fondamentale per fornire strumenti aggiornati alle amministrazioni.
Parallelamente, i comuni costieri si trovano ad affrontare una sfida complessa. Molti di loro non dispongono delle risorse tecniche necessarie per progettare interventi strutturali di grande portata. Per questo motivo l’Anci Puglia ha evidenziato la necessità di un coordinamento regionale capace di guidare una pianificazione unitaria del litorale, evitando interventi isolati che potrebbero risolvere un problema in un punto ma crearne un altro nelle aree vicine.
La questione è stata affrontata anche durante una seduta della Commissione V del Consiglio regionale pugliese, dove si è discusso delle azioni messe in campo per contrastare il dissesto idrogeologico legato al mare. L’incontro, richiesto dalla presidente Loredana Capone, ha coinvolto tecnici, rappresentanti delle istituzioni e amministratori locali, con l’obiettivo di fare il punto sui progetti avviati e sulle risorse disponibili.
Nel corso del dibattito sono stati analizzati diversi episodi recenti che hanno riportato l’attenzione sull’urgenza del tema. Tra questi il crollo dell’Arco dell’Amore a Melendugno e il cedimento di una porzione del lungomare nel quartiere Torre a Mare di Bari, eventi che hanno mostrato quanto il fenomeno possa incidere direttamente su infrastrutture e sicurezza dei cittadini. Anche la litoranea di Barletta rappresenta un caso emblematico di trasformazione della linea di costa.
Proprio su questo punto è intervenuto il Commissario di Governo per il dissesto idrogeologico della Puglia, Gennaro Ranieri, docente del Politecnico di Bari. Nel suo intervento ha ricordato che l’erosione delle coste sabbiose è un processo in larga parte naturale, legato all’evoluzione geologica del territorio e aggravato dall’intervento umano avvenuto nel corso dei decenni.
Secondo Ranieri, molte infrastrutture sono state costruite lungo il mare perché storicamente rappresentavano le vie di comunicazione più semplici. Tuttavia, strade, ferrovie e centri urbani hanno modificato l’equilibrio naturale delle coste. La natura, ha spiegato il commissario, tende oggi a riappropriarsi degli spazi sottratti nel tempo dall’uomo, rendendo inevitabili fenomeni di arretramento della linea di riva.
In questo contesto, gli interventi non possono fermare completamente il processo, ma possono limitarne gli effetti. L’obiettivo principale resta proteggere le persone, le infrastrutture e le attività economiche legate al turismo balneare, che rappresentano una componente rilevante dell’economia regionale.
Tra le possibili soluzioni discusse rientra l’utilizzo dell’ingegneria naturalistica e di opere di consolidamento. In alcuni casi, tuttavia, gli esperti ritengono necessario ricorrere anche a interventi più rigidi, come barriere e rinforzi in cemento per stabilizzare tratti particolarmente vulnerabili della costa.
Ranieri ha chiarito che la realizzazione di strutture di protezione può risultare indispensabile quando infrastrutture e abitazioni sono esposte a rischi immediati, come nel caso della litoranea di Torre a Mare. Tuttavia, ogni intervento deve essere valutato con estrema cautela, perché modificare la dinamica naturale del mare può generare conseguenze su altre porzioni di litorale.
Proprio per questo motivo gli esperti insistono sulla necessità di un approccio integrato e scientifico alla gestione delle coste pugliesi. La sfida non riguarda soltanto la difesa del territorio, ma anche la capacità di pianificare lo sviluppo futuro di una regione fortemente legata al mare, bilanciando tutela ambientale, sicurezza e attività economiche.