A Polignano a Mare il rumore delle onde che si abbattono contro le scogliere, i boati che attraversano le case del centro storico, rivelano ciò che accade sotto la superficie: il mare scava, erode, trasporta detriti e modifica l’equilibrio fragile del ventre carsico su cui poggia l’abitato.
L’attuale condizione del litorale adriatico tra Bari e Monopoli riflette una vulnerabilità strutturale che interessa oltre metà della costa pugliese, soggetta a un rischio crollo monitorato con costante attenzione dagli esperti. Il fenomeno è alimentato dall’erosione differenziata, un processo geologico in cui strati di calcarenite friabile, sovrapposti a basi di calcare più compatto, subiscono una disgregazione accelerata. Tale instabilità è causata dall’azione meccanica del vento e del moto ondoso, che spingono aria e detriti nelle cavità, unita all’azione chimica dei sali marini. Questi ultimi, penetrando nella roccia e cristallizzando, aumentano di volume provocando lo sgretolamento dei granuli. A queste cause naturali si è sommata storicamente la pressione antropica: scavi per cisterne e locali interrati hanno progressivamente assottigliato le volte delle grotte, una pratica oggi vietata per non compromettere ulteriormente la tenuta del sottosuolo.
Gli interventi di mitigazione e consolidamento seguono attualmente una scala di priorità basata su distacchi già avvenuti o imminenti. A Polignano a Mare, l’amministrazione ha pianificato lavori per circa un milione di euro, concentrandosi su aree critiche come Lama Monachile, colpita da un cedimento improvviso nel 2019, e Grotta Pietropaolo, dove i blocchi già presenti sul fondale testimoniano l’urgenza di un intervento previsto per la prossima primavera. Situazioni analoghe si riscontrano presso Grotta Ardito, che richiede una messa in sicurezza integrata del costone e della piazza sovrastante, e Grotta Palazzese, stabilizzata in passato dopo che il monitoraggio aveva evidenziato la perdita di oltre dieci chilogrammi di materiale in una sola settimana.
Il quadro delle criticità si estende a diverse frazioni e comuni limitrofi, evidenziando una difficoltà nella pianificazione a lungo termine dovuta a risorse regionali spesso limitate alle emergenze. A Cozze, i cedimenti della sede stradale minacciano la rete fognaria e alimentano il dibattito pubblico sulle scelte urbanistiche, mentre a Monopoli la mancata ammissione a bandi per la difesa delle coste basse ha riacceso i riflettori sulla fragilità di tratti iconici tra il Castello e Porto Giardino. Le strategie di intervento adottate, che spaziano dalle iniezioni di cemento armato alle chiodature e ai pannelli di contenimento, rappresentano la risposta tecnica necessaria per preservare un patrimonio paesaggistico che, per sua natura carsica, è destinato a trasformazioni continue e potenzialmente irreversibili.