È stata richiesta una condanna a cinque anni di reclusione per il comandante 55enne di un motopeschereccio coinvolto nella morte di Leonardo Marseglia, sub brindisino di 58 anni, deceduto il 28 agosto 2019 durante un’immersione. La richiesta è stata formalizzata nel corso dell’udienza del 24 settembre dalla pubblica ministera Livia Orlando, che ha presentato le sue conclusioni davanti al tribunale.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il sub era in fase di risalita verso l’imbarcazione che lo aveva accompagnato per l’immersione quando il motopeschereccio si sarebbe avvicinato pericolosamente. Pur non verificandosi un impatto diretto tra il natante e l’uomo, il bulbo di prua del peschereccio avrebbe agganciato la sagola del pallone segnalatore, trascinando con sé il corpo del subacqueo, che finì contro la chiglia. Il giorno successivo, dopo ore di vane ricerche, il corpo di Marseglia fu ritrovato privo di vita.
La procura contesta al comandante una condotta imprudente e negligente, sostenendo che l’uomo abbia violato più articoli del Regolamento per prevenire gli abbordi in mare. In particolare, gli si imputa di aver abbandonato il pilotaggio del peschereccio mentre attraversava in uscita le acque davanti al porto di Brindisi, senza disporre di un adeguato servizio di vedetta né visivo né uditivo, e di aver proceduto a velocità eccessiva in un’area potenzialmente frequentata da subacquei.
L’intero impianto accusatorio ruota attorno a queste presunte violazioni delle norme di sicurezza in mare, che – secondo la PM – hanno contribuito in maniera determinante al tragico esito della vicenda. L’assenza di una corretta condotta nautica, unita alla mancanza di vigilanza, avrebbe reso inevitabile l’incidente, sebbene non ci sia stato un contatto fisico diretto con il sub.
La difesa, affidata all’avvocato Alessandro Sisto, si prepara a replicare nell’udienza fissata per il prossimo 5 novembre. In quella sede, l’avvocato presenterà l’arringa finale, nel tentativo di smontare le accuse mosse dalla procura e ottenere una soluzione più favorevole per il proprio assistito.
Il caso ha avuto un forte impatto sull’opinione pubblica, soprattutto nelle comunità locali legate al mare e alla subacquea, portando alla luce le criticità legate alla sicurezza nelle zone portuali e la necessità di vigilanza nei tratti di mare condivisi da imbarcazioni e sub.