La Corte d’Appello di Bari ha ridotto la condanna nei confronti di Domenico Coppi, sovrintendente della polizia penitenziaria coinvolto nel caso dei maltrattamenti avvenuti nel carcere del capoluogo pugliese il 27 aprile 2022. La pena è stata rideterminata in tre anni di reclusione, rispetto ai tre anni e sei mesi stabiliti in primo grado.
La decisione è arrivata con la sentenza pronunciata il 6 marzo 2026. La Corte ha confermato la responsabilità dell’imputato ma ha revocato la sanzione accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, mantenendo invece la sostituzione della pena con la detenzione domiciliare.
Confermata la posizione del medico
Resta confermata anche la responsabilità del medico di guardia Gianluca Palumbo, già condannato in primo grado a un anno e due mesi di reclusione con pena sospesa. Secondo l’accusa, il sanitario non avrebbe denunciato le violenze e avrebbe attestato il falso nel diario clinico relativo alle condizioni del detenuto.
Il pestaggio ripreso dalle telecamere
L’episodio risale alle 05:10 del 27 aprile 2022, all’interno della Sezione II del carcere di Bari. Il detenuto Gregorio Leto, affetto da patologie psichiatriche, aveva poco prima incendiato il materasso della propria cella.
Dopo essere stato fatto uscire dalla stanza, l’uomo fu aggredito nel corridoio antistante l’infermeria. Le immagini delle telecamere di sorveglianza hanno documentato circa quattro minuti di violenza.
Secondo la ricostruzione emersa nel processo, Coppi avrebbe iniziato l’aggressione con schiaffi e calci. Successivamente l’assistente Giacomo Delia, giudicato in un procedimento separato, avrebbe immobilizzato il detenuto a terra premendogli il piede sul collo e sul volto.
All’aggressione avrebbe partecipato anche l’assistente Raffaele Finestrone, colpendo il detenuto con calci al busto e alla schiena mentre l’uomo era rannicchiato a terra in posizione fetale nel tentativo di proteggersi.
Durante il pestaggio, come evidenziato nelle ricostruzioni processuali, sul pavimento comparve una macchia scura non presente in precedenza, ritenuta compatibile con le lesioni subite dal detenuto.
La decisione della Corte
Con la sentenza di secondo grado la Corte d’Appello ha quindi ridotto la pena nei confronti del sovrintendente Coppi, eliminando anche la misura accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, pur confermando nel resto le disposizioni della sentenza di primo grado.