Borse di studio in ritardo, studenti incatenati davanti all’Adisu Puglia

La protesta dell’associazione Cambiare rotta contro lo slittamento delle erogazioni: “Senza fondi, il diritto allo studio è negato”

“Dove sono le borse di studio? Basta rubarci il futuro”. Questo lo slogan che ha accompagnato la manifestazione inscenata nella mattinata del 15 dicembre da un gruppo di studenti universitari, che hanno scelto di incatenarsi davanti alla sede dell’Adisu Puglia a Bari. A guidare la protesta è stata l’associazione studentesca Cambiare rotta, che ha denunciato con forza i ritardi nell’erogazione delle borse di studio e dei posti letto nelle residenze universitarie regionali.

Circa 4.400 studenti idonei risultano ancora in attesa dei fondi, secondo quanto comunicato ufficialmente dall’Agenzia. Le somme previste non verranno accreditate entro la fine dell’anno, ma solo nel corso dei primi mesi del 2026. Una prospettiva che mette a dura prova la sostenibilità economica della vita universitaria per migliaia di giovani, costretti a sostenere affitti, spese di trasporto e costi quotidiani senza alcun supporto finanziario.

Gli studenti hanno sottolineato come la situazione sia aggravata dal fatto che, pur avendo la Regione Puglia approvato uno stanziamento di 21 milioni di euro, tali fondi non sono stati ancora trasferiti all’Adisu, bloccando di fatto ogni procedura. Un ritardo che, secondo i manifestanti, si traduce in una negazione concreta del diritto allo studio.

Al centro delle critiche è finita anche la recente Manovra economica. Secondo quanto dichiarato dalla ministra dell’Istruzione Anna Maria Bernini, sarebbero stati destinati 250 milioni di euro in più per il diritto allo studio. Tuttavia, i rappresentanti dell’associazione Cambiare rotta parlano di un’illusione contabile, spiegando che, a causa dei tagli accumulati negli anni precedenti, si tratterebbe in realtà di 100 milioni in meno rispetto alle necessità effettive.

Nel corso della protesta, gli studenti hanno chiesto un incontro immediato con il direttore dell’Adisu, al fine di ottenere informazioni certe sui tempi di erogazione. Al momento, però, non risultano risposte ufficiali da parte dell’Agenzia. L’occupazione simbolica, con le catene a rappresentare la condizione di blocco in cui versano gli studenti, ha avuto lo scopo di attirare l’attenzione pubblica e istituzionale su un problema che rischia di compromettere il percorso accademico di migliaia di giovani.

“Non si può continuare a parlare di merito e opportunità quando mancano le condizioni minime per studiare”, è il messaggio rilanciato durante la protesta. Un grido d’allarme che punta a evidenziare il crescente disagio di una generazione sempre più stretta tra costi elevati e risorse promesse ma mai erogate.

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