Al Comune di Bari la partita sulle deleghe al Welfare resta congelata e difficilmente si registreranno sviluppi prima del Consiglio comunale dedicato al bilancio, fissato per il 24 febbraio. La casella lasciata vacante da Elisabetta Vaccarella, approdata nel Consiglio regionale pugliese, continua infatti a rappresentare uno dei nodi politici più delicati per la maggioranza guidata dal sindaco Vito Leccese.
Il confronto interno tra le forze di maggioranza non ha ancora prodotto una sintesi, nonostante i colloqui avviati nelle scorse settimane dal primo cittadino con i rappresentanti dei partiti della coalizione. Gli incontri, pur serrati, non hanno portato a una soluzione condivisa, lasciando in sospeso un assessorato strategico che comprende deleghe centrali per l’azione amministrativa cittadina.
Tra le ipotesi attualmente più accreditate figura l’affidamento dell’incarico a Michelangelo Cavone, consigliere comunale del Partito Democratico vicino al deputato Marco Lacarra. Il suo eventuale ingresso in giunta comporterebbe però una ridefinizione delle deleghe, che includono Benessere sociale, Diritti civili, Servizi alla persona, inclusione, contrasto alla povertà e alle discriminazioni, accoglienza e integrazione. Un perimetro ampio e politicamente sensibile, che potrebbe essere oggetto di una redistribuzione interna per evitare scossoni più profondi.
L’orientamento prevalente sembra quello di procedere con un rimescolamento delle competenze, senza intervenire direttamente sulle figure già in giunta. Un rimpasto strutturale, infatti, rischierebbe di aprire fratture nella coalizione, scenario che al momento nessuno degli alleati sembra voler alimentare. Le diverse liste che sostengono Leccese hanno già fatto intendere di non essere disponibili a rimettere in discussione gli equilibri raggiunti.
Il Movimento 5 Stelle, ad esempio, ha ribadito il proprio sostegno all’assessore alla Casa Nicola Grasso, mentre La Giusta Causa continua a puntare su Giovanna Iacovone, che ricopre il doppio ruolo di vicesindaca e assessora alla Rigenerazione urbana. Anche i Verdi difendono la posizione di Elda Perlino. In questo contesto, ogni modifica che coinvolga persone e non soltanto deleghe potrebbe generare tensioni difficili da gestire.
A complicare ulteriormente il quadro interviene il tema della rappresentanza di genere. L’eventuale ingresso di Cavone determinerebbe uno squilibrio numerico a favore della componente maschile, portando la giunta a un rapporto di sei uomini e quattro donne, ipotesi che non raccoglie consensi unanimi all’interno della maggioranza. La questione si intreccia con i vincoli politici e con la necessità di mantenere un equilibrio che finora ha rappresentato uno dei punti di stabilità dell’esecutivo.
Parallelamente, da più fronti si sollecita un rilancio dell’azione amministrativa. Alcuni settori del Partito Democratico e la stessa La Giusta Causa chiedono una maggiore incisività, esercitando una pressione costante sul sindaco. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la capacità operativa della giunta in una fase considerata cruciale per la programmazione economica e sociale della città.
Il passaggio in Consiglio comunale per l’approvazione del bilancio rappresenterà dunque uno snodo decisivo, non soltanto sul piano finanziario ma anche sotto il profilo politico. Fino a quel momento, ogni decisione sembra destinata a restare sospesa. Non si esclude che, anche dopo la nomina, possano emergere strascichi interni, soprattutto se la soluzione individuata dovesse essere percepita come parziale o temporanea.
L’impressione è che l’amministrazione stia cercando un equilibrio tra l’esigenza di colmare rapidamente il vuoto lasciato al Welfare e la necessità di preservare la coesione della maggioranza. In assenza di sorprese, il dossier resterà sul tavolo ancora per qualche giorno, in attesa di una scelta che dovrà tenere insieme numeri, deleghe e sensibilità politiche.