Una storia di sport che si intreccia con percorsi di rinascita personale e inclusione sociale. A Palazzo di città, l’amministrazione comunale ha conferito un riconoscimento ufficiale a “Le guerriere”, formazione calcistica composta prevalentemente da donne straniere e da atlete che hanno affrontato situazioni di particolare vulnerabilità, tra cui malattie oncologiche, violenze e fughe da contesti di guerra.
Il premio è stato consegnato dal sindaco di Bari e dalla presidente della Commissione Sport del Comune, nel corso di un incontro che ha voluto sottolineare il valore simbolico e sociale dell’esperienza sportiva della squadra. Il riconoscimento rappresenta un segnale istituzionale di sostegno a un progetto che unisce sport, integrazione e riscatto personale.
La squadra è nata nel 2025 all’interno di un percorso promosso dalle case di comunità “Home for good” e “Caterina Susca vittima di femminicidio”, realtà impegnate nell’accoglienza e nel supporto di donne in condizioni di fragilità. Proprio da questi percorsi di presa in carico è scaturita l’idea di creare una formazione capace di trasformare il calcio in uno strumento di empowerment e condivisione.
Oggi “Le guerriere” partecipano al Campionato della Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale della Figc, portando in campo non solo competenze sportive ma anche storie di resilienza. Tra le atlete figurano donne che hanno affrontato un tumore e subito interventi chirurgici importanti, vittime di violenza e persone costrette a lasciare il proprio Paese a causa di conflitti, accomunate dalla volontà di ricostruire il proprio percorso di vita.
Determinante per la nascita e lo sviluppo del progetto è stato l’impegno del presidente e allenatore Cristian Di Corato. È stato lui a promuovere l’inclusione nel campionato federale anche di donne che hanno subito l’asportazione della mammella in seguito a un cancro, sostenendo che il dolore vissuto in questi casi sia paragonabile a quello di chi ha perso un arto. Un passaggio che ha contribuito ad ampliare il concetto di sport paralimpico e sperimentale, rendendolo più inclusivo e aderente alle diverse forme di fragilità.
Il percorso della squadra dimostra come l’attività sportiva possa assumere un ruolo centrale nei processi di recupero e reinserimento sociale. Allenamenti, partite e momenti di condivisione diventano occasioni per rafforzare l’autostima, ricostruire relazioni e ritrovare fiducia nelle proprie capacità. Il campo da calcio si trasforma così in uno spazio di cura e rinascita, dove ogni gol rappresenta un traguardo che va oltre il risultato sportivo.