Autonomia differenziata, Emiliano: “Sventato il disfacimento della Repubblica”

La Corte Costituzionale boccia la legge Calderoli. Il governatore pugliese: "Una vittoria per l'unità dello Stato"

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha commentato con soddisfazione la decisione della Corte Costituzionale di dichiarare “illegittime specifiche disposizioni” della legge sull’autonomia differenziata, nota come legge Calderoli. Durante una conferenza stampa nella sede della Presidenza regionale, Emiliano ha sottolineato l’importanza della sentenza, definendola una tappa fondamentale per preservare l’unità della Repubblica Italiana.

La legge, che proponeva un modello di autonomia basato su “blocchi di materie” attribuibili alle Regioni, avrebbe potuto, secondo Emiliano, minare la coesione del Paese. “L’idea di modificare la struttura centrale della Costituzione Repubblicana è definitivamente tramontata”, ha affermato il governatore, ribadendo che eventuali trasferimenti di competenze alle Regioni dovranno essere limitati a funzioni specifiche, legate a peculiarità geografiche o economiche, e sempre nel rispetto dei principi di efficienza e unità dello Stato.

Il ricorso contro la legge era stato presentato da quattro Regioni: Puglia, Campania, Sardegna e Toscana. Emiliano ha rivendicato la scelta di impugnare il provvedimento, nonostante i rischi legali e politici: “Ci siamo presi il rischio, ma avrei voluto vedere cosa sarebbe successo se avessimo avuto torto”. La Corte Costituzionale, pur non avendo ancora depositato la sentenza, ha sancito che il modello di autonomia differenziata proposto non rispetta i parametri costituzionali.

Uno dei punti centrali del dibattito era l’interpretazione del terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione, che disciplina l’attribuzione di forme particolari di autonomia alle Regioni ordinarie. Emiliano ha denunciato che la legge, così come formulata, avrebbe potuto creare un’Italia frammentata, in cui ogni Regione diventava una sorta di “repubblica preunitaria”. Un sistema, ha aggiunto, “arlecchinesco”, che avrebbe compromesso il coordinamento tra Stato e Regioni e l’efficienza nell’esercizio delle funzioni pubbliche.

Con questa decisione, ha concluso Emiliano, “abbiamo sventato un processo che rischiava di disfare l’unità della Repubblica”. La sentenza riafferma l’importanza di mantenere un equilibrio tra l’autonomia regionale e la centralità dello Stato, garantendo coesione e responsabilità politica in tutto il Paese.

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