Attivisti ancora detenuti in Israele: tra loro lo skipper barese Tony La Piccirella

In corso uno sciopero della fame per protestare contro la detenzione dopo l'intercettazione della nave Handala diretta verso Gaza

I 14 attivisti, tra cui Tony La Piccirella, skipper originario di Bari, sono ancora sotto la custodia israeliana, erano stati fermati mentre raggiungevano la Striscia di Gaza con la nave Freedom Flotilla Handala. Il fermo è avvenuto dopo l’intercettazione dell’imbarcazione da parte delle forze militari israeliane, mentre era in navigazione verso l’enclave palestinese con un carico di aiuti umanitari.

Secondo quanto riportato dall’organizzazione non governativa Adalah, che sta seguendo il caso, diversi volontari detenuti hanno avviato uno sciopero della fame in segno di protesta contro la loro detenzione, definita “illegale”. Durante le udienze svoltesi nel carcere di Ivon, i 14 attivisti che non hanno accettato il rimpatrio immediato hanno ribadito le finalità umanitarie della loro missione: consegnare beni di prima necessità alla popolazione civile di Gaza, stremata da mesi di blocco e bombardamenti.

L’equipaggio, di 21 attivisti rappresentati di: Stati Uniti, Italia e Francia.

Durante le udienze, i volontari hanno raccontato le difficili condizioni della detenzione. Un attivista statunitense ha denunciato episodi di violenza fisica da parte delle forze israeliane, mentre altri hanno riferito situazioni igienico-sanitarie precarie all’interno della struttura carceraria. Nonostante ciò, il tribunale israeliano ha deciso di mantenere la custodia cautelare nei confronti dei 14 che hanno rifiutato il rimpatrio immediato.

Vito Leccese, si è subito interessato chiedendo un intervento urgente del governo italiano. In un post diffuso sui social, Leccese ha sollecitato l’esecutivo ad avviare azioni diplomatiche per ottenere il rilascio del cittadino barese e degli altri membri della flottiglia.

La nave Handala trasportava beni essenziali, destinati alla popolazione palestinese, si trattava di una missione di solidarietà non violenta, per supporto alla popolazione che sta subendo le conseguenze dll’embargo imposto da Israele su Gaza. Tuttavia, le autorità israeliane hanno considerato l’iniziativa come una violazione del blocco navale e hanno proceduto al fermo dell’imbarcazione.

La detenzione della Handala si inserisce in un contesto più ampio di tensioni internazionali legate alla guerra in corso tra Israele e Hamas, e all’aggravarsi della crisi umanitaria nella Striscia di Gaza. La pressione diplomatica su Tel Aviv da parte di vari governi europei, incluso quello italiano, potrebbe aumentare nei prossimi giorni, se non vi saranno sviluppi significativi in merito alla liberazione dei detenuti.

 

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