“Un’azione di forza in acque internazionali”: così Tony La Piccirella ha descritto l’intervento dei militari israeliani che ha portato al fermo dell’equipaggio della Handala, la nave della Freedom Flotilla diretta verso la Striscia di Gaza. L’attivista italiano, originario di Bari, ha raccontato i momenti successivi al blitz militare, avvenuto il 26 luglio scorso, spiegando di essere stato costretto – insieme ad altri membri dell’equipaggio – a rimanere steso a terra per circa otto ore sotto la sorveglianza armata delle forze israeliane. La nave, secondo quanto riferito, è stata dirottata verso Israele, dove i partecipanti all’iniziativa sono stati trattenuti.
Il ritorno in patria di La Piccirella è avvenuto il 31 luglio, dopo giorni di fermo. In seguito al rientro, l’attivista ha annunciato pubblicamente l’intenzione di avviare un procedimento legale a carattere penale nei confronti dello Stato di Israele. L’accusa è di sequestro illegale e illegittimo del personale di bordo, in riferimento alle modalità con cui si è svolto il fermo.
Le dichiarazioni sono state diffuse tramite l’agenzia ANSA, che ha riportato le parole di La Piccirella: “Ho deciso di provare a intraprendere un percorso penale contro lo Stato di Israele per il sequestro illegale e illegittimo dell’equipaggio”. Le motivazioni della denuncia si baserebbero sulla presunta violazione del diritto internazionale e sulla condotta militare tenuta durante il blocco dell’imbarcazione.
L’episodio si inserisce nel contesto delle missioni della Freedom Flotilla, una campagna internazionale che da anni tenta di rompere il blocco navale imposto su Gaza. La Handala, l’imbarcazione su cui si trovava La Piccirella, faceva parte di questa iniziativa umanitaria, mirata a denunciare le restrizioni e a portare sostegno simbolico alla popolazione palestinese.