Arresto per voto di scambio in Puglia, Lobuono: “È un fatto indecente”

Dopo l’arresto del candidato di Forza Italia Antonio Lopez, il centrodestra prende le distanze: “Le mele marce esistono ovunque, ma noi siamo garantisti”

Scuote la campagna elettorale in Puglia l’arresto di Antonio Lopez, assessore alle Attività Produttive del Comune di Modugno e candidato alle Regionali 2025 con Forza Italia. Il politico è finito in manette insieme ad altre cinque persone nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza e dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che ha riportato l’attenzione su un presunto caso di voto di scambio mafioso risalente alle elezioni amministrative del 2020 nel comune barese.

L’episodio ha sollevato immediate reazioni nel mondo politico regionale, in particolare all’interno del centrodestra. Luigi Lobuono, candidato alla Presidenza della Regione per la coalizione, ha commentato la vicenda durante un evento elettorale, esprimendo dispiacere e condanna. “La notizia mi mortifica profondamente. Confido nella Magistratura, che saprà fare chiarezza come ha sempre fatto. Ma ciò che è successo è inaccettabile: barattare la libertà del voto con vantaggi personali è un gesto indecente per chiunque”, ha dichiarato.

Lopez, oltre al ruolo di assessore a Modugno, è anche commissario provinciale della Democrazia Cristiana. La sua candidatura nella lista di Forza Italia per le prossime elezioni regionali ha spinto il partito a intervenire ufficialmente. Il segretario regionale, Mauro D’Attis, ha preso una posizione netta: “In Forza Italia non ci sarà mai spazio per chi compra i voti o ha rapporti, anche solo sospetti, con ambienti mafiosi.”

Lobuono ha ribadito una posizione di garantismo, sottolineando che le responsabilità devono essere accertate nelle sedi opportune, ma ha anche voluto rimarcare come “le mele marce possano trovarsi in ogni schieramento politico”. Il candidato del centrodestra ha chiesto alla politica di rispondere con fermezza, evitando generalizzazioni ma anche senza sconti: “Serve trasparenza, chiarezza e rispetto delle istituzioni democratiche, soprattutto in un momento così delicato per la regione.”

L’inchiesta della Dda punta a far luce su un presunto sistema di interferenze illecite nel voto amministrativo del 2020, con sospetti di pressioni, promesse di vantaggi e possibili infiltrazioni criminali nell’attività politica locale. Gli arresti di oggi rientrano in una strategia investigativa più ampia, volta a contrastare ogni forma di condizionamento mafioso nelle elezioni.

Il caso rappresenta un duro colpo all’immagine di trasparenza che i partiti cercano di proiettare in vista delle Regionali del 23 e 24 novembre. Le dichiarazioni di Lobuono e D’Attis segnano un tentativo di prendere le distanze da comportamenti considerati “estranei e contrari” ai valori della coalizione.

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