Un’escalation di violenza culminata in un agguato armato ha sconvolto Adelfia nel pomeriggio del 3 agosto 2025, portando all’arresto di due uomini accusati di tentato omicidio in concorso e detenzione illegale di arma da fuoco. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari ha disposto la custodia cautelare in carcere per Michele Giuliano Matinelli, 42 anni, e Carmine Sblendorio, 44 anni, ritenuti responsabili di un’azione definita dagli inquirenti come una vera e propria spedizione punitiva.
Secondo la ricostruzione investigativa, l’episodio non sarebbe stato un gesto impulsivo, bensì un atto violento con una precisa finalità intimidatoria, inserito in un contesto ambientale caratterizzato da pressioni e timori diffusi. Il provvedimento restrittivo si fonda anche sul rischio concreto di reiterazione del reato e di alterazione delle prove.
A rendere possibile l’identificazione degli indagati è stata un’accurata attività investigativa basata su diversi elementi: filmati di videosorveglianza, dati telefonici e analisi delle piattaforme social. Le telecamere presenti nella zona hanno ripreso dettagli fondamentali, come le targhe dei veicoli e l’abbigliamento dei presunti responsabili. In particolare, una maglietta beige indossata da Sblendorio è risultata coincidere con quella mostrata in alcuni contenuti pubblicati sul suo profilo TikTok. Ulteriori riscontri sono emersi anche dai rapporti lavorativi: l’uomo lavorava infatti come pizzaiolo in un’attività riconducibile alla famiglia di Matinelli.
La vicenda trae origine da un banale episodio avvenuto poco prima. Una motocicletta parcheggiata al centro della carreggiata aveva impedito il passaggio a Giuseppe Bongallino, che stava rientrando a casa con la compagna. Dal rifiuto di spostare il mezzo è nato un diverbio degenerato rapidamente: il giovane motociclista, successivamente identificato come Mirko Matinelli, ha colpito la vittima al volto utilizzando il casco, prima di allontanarsi dopo aver pronunciato una minaccia.
Poco tempo dopo, quella minaccia si è trasformata in azione concreta. La vittima, uscita nuovamente a bordo della propria auto, è stata seguita e poi bloccata in un incrocio cittadino. Un’autovettura ha ostruito il passaggio mentre un secondo mezzo sopraggiungeva alle spalle, creando una trappola. Matinelli sarebbe sceso dall’auto impugnando una mazza da baseball, tentando di colpire l’uomo all’interno dell’abitacolo.
Non riuscendo a raggiungere direttamente il bersaglio, l’aggressore avrebbe incitato il complice ad aprire il fuoco, pronunciando un ordine esplicito. Sblendorio avrebbe quindi esploso due colpi di pistola a distanza ravvicinata, ferendo Bongallino alla gamba. Nonostante le ferite, la vittima è riuscita a fuggire e a raggiungere un presidio sanitario, evitando conseguenze più gravi.
Gli elementi raccolti hanno inoltre delineato un quadro più ampio. Secondo il giudice, l’azione sarebbe riconducibile anche a dinamiche di affermazione criminale sul territorio, e non soltanto a una reazione sproporzionata a un litigio. Emergono collegamenti familiari con ambienti già noti alle autorità, in particolare con esponenti di rilievo della criminalità organizzata locale.
Significativo anche il comportamento iniziale della vittima che, pur avendo riconosciuto gli aggressori, avrebbe esitato a identificarli formalmente per timore di possibili ritorsioni. Questo elemento, supportato da intercettazioni, ha contribuito a delineare un clima di intimidazione diffusa, ritenuto rilevante ai fini della decisione cautelare.
L’intera vicenda evidenzia come un episodio apparentemente marginale possa trasformarsi rapidamente in un fatto di estrema gravità, soprattutto quando inserito in contesti caratterizzati da tensioni e legami con ambienti criminali.