Cinque persone e tre società sono coinvolte in un’inchiesta della Procura di Bari su un presunto sistema di fatturazione irregolare, attraverso il quale un’impresa commerciale avrebbe inserito nella propria contabilità spese mai effettivamente sostenute. Le operazioni contestate riguardano gli anni d’imposta 2019 e 2020 e ammontano complessivamente a circa 140mila euro di costi ritenuti fittizi, con detrazioni Iva superiori a 30mila euro.
L’indagine, sviluppata dai militari della Guardia di finanza di Putignano, si è concentrata sui rapporti economici tra un grossista operante nel centro commerciale Il Baricentro di Casamassima e alcune imprese formalmente attive in diverse regioni italiane.
Il pubblico ministero Claudio Pinto ha disposto la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, provvedimento che consente agli interessati di conoscere le contestazioni formulate e presentare eventuali elementi difensivi prima delle successive determinazioni della Procura.
Tre imprese coinvolte anche per responsabilità amministrativa
Un aspetto dell’inchiesta riguarda il coinvolgimento diretto di tre società, chiamate a rispondere ai sensi del decreto legislativo 231 del 2001, che disciplina la responsabilità amministrativa degli enti in relazione a determinati reati.
Le contestazioni interessano Nim Ingross Srls, Max Trading Srlsu e Crystal Srls. Secondo l’ipotesi investigativa, le condotte attribuite ai rispettivi rappresentanti sarebbero state realizzate nell’interesse delle imprese.
Per Nim Ingross e Max Trading i fatti contestati riguardano il periodo fiscale 2020, mentre per Crystal il riferimento è al 2019.
L’eventuale responsabilità delle società dovrà essere verificata nelle successive fasi del procedimento, sulla base degli elementi raccolti e delle argomentazioni presentate dalle difese.
Il grossista del Baricentro al centro delle verifiche fiscali
La principale posizione esaminata dagli investigatori è quella di Wang Ning, 43 anni, originario della Cina e residente a Casamassima, titolare di un’impresa individuale specializzata nella distribuzione all’ingrosso di filati e prodotti di merceria.
L’attività ha sede nella Torre C del complesso commerciale Il Baricentro, situato lungo la strada statale 100.
Nei confronti dell’imprenditore viene ipotizzato il reato di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture relative a operazioni inesistenti.
Per gli inquirenti, alcuni documenti fiscali registrati dall’impresa non corrisponderebbero a reali acquisti di prodotti. Il loro inserimento nelle dichiarazioni avrebbe permesso di aumentare artificialmente le spese aziendali, riducendo la base imponibile e ottenendo detrazioni Iva considerate indebite.
La ricostruzione accusatoria individua due annualità distinte.
Per il 2019, le verifiche avrebbero evidenziato 78.589 euro di costi non effettivi, accompagnati da detrazioni Iva superiori a 17.200 euro. Le relative dichiarazioni fiscali erano state trasmesse nel 2020.
Per il 2020, invece, sarebbero stati contabilizzati ulteriori 61.544 euro di spese contestate, con oltre 13.500 euro di Iva detratta nelle dichiarazioni presentate nell’ottobre 2021.
Complessivamente, gli accertamenti riguardano circa ottanta fatture distribuite nel biennio, oltre ad alcune note di credito.
Le aziende fornitrici tra Lazio, Toscana, Puglia e Abruzzo
L’attenzione degli investigatori si è estesa alle imprese che avrebbero emesso i documenti utilizzati dal grossista.
Secondo la Procura, alcune di queste attività avrebbero operato come società cartiere, ossia strutture impiegate per produrre documentazione fiscale senza che alle fatture corrispondessero effettive transazioni commerciali.
Tra le posizioni esaminate compare quella di Ye Ruichun, 55 anni, residente a Colonnella, rappresentante legale della Crystal Srls, con sede a Sant’Egidio alla Vibrata, in provincia di Teramo.
Alla società vengono ricondotte circa venti fatture, emesse tra marzo e settembre 2019, per un imponibile complessivo superiore a 49mila euro.
Un altro filone riguarda la Nim Ingross Srls, con sede in via Bruno Buozzi a Bari. La società è rappresentata da Xu Jing, 34 anni, residente nella Capitale. Gli investigatori attribuiscono a questa posizione circa quindici documenti fiscali, emessi tra dicembre 2019 e settembre 2020, per un valore imponibile vicino a 31mila euro.
A Roma risulta inoltre domiciliata la Max Trading Srlsu, con sede in via Prenestina. Il suo rappresentante legale, Li Shuqi, 54 anni, è indagato in relazione a una quindicina di fatture che sarebbero state emesse tra giugno e settembre 2020, per un importo complessivo prossimo a 23.800 euro.
Le verifiche coinvolgono anche Yang Ruihua, 62 anni, residente a Milano ed ex titolare della Mars Fashion, impresa individuale precedentemente operativa a Prato e cancellata nel maggio 2022.
In questo caso vengono contestati documenti fiscali e note di credito risalenti al novembre 2019, per un ammontare di circa 4.800 euro.
Nella documentazione investigativa figura inoltre Ingross China Srls, indicata tra le imprese dalle quali sarebbero provenute altre fatture nel periodo esaminato. Nessun rappresentante di questa società compare, tuttavia, tra i destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini.
Le accuse e le conseguenze previste dalla normativa
Ai rappresentanti delle imprese fornitrici viene contestata, secondo le rispettive posizioni, l’emissione di fatture per operazioni inesistenti finalizzata a consentire l’evasione fiscale di altri soggetti.
La Procura ha formulato le contestazioni facendo riferimento alla disciplina applicabile agli importi inferiori a 100mila euro per ciascun periodo d’imposta.
Per le ipotesi di reato contestate agli emittenti, nella fattispecie richiamata dagli inquirenti, la normativa prevede pene detentive comprese tra un anno e sei mesi e sei anni.
Si tratta, in ogni caso, di ipotesi accusatorie ancora sottoposte a verifica giudiziaria. La ricostruzione contenuta negli atti investigativi non costituisce un accertamento definitivo delle responsabilità individuali.
Conclusione delle indagini: venti giorni per presentare le difese
Con la notifica dell’avviso, il procedimento entra nella fase in cui gli indagati possono esercitare le prerogative difensive previste dalla legge.
Il termine a disposizione è di venti giorni dalla notifica dell’atto. Durante questo periodo gli interessati potranno esaminare la documentazione raccolta, depositare memorie, produrre nuovi elementi, sollecitare ulteriori attività investigative oppure chiedere di essere interrogati dal pubblico ministero.
Le cinque persone coinvolte risultano assistite d’ufficio dall’avvocata Domenica De Sario, mentre la difesa delle tre società è affidata all’avvocato Mario De Marco. Entrambi i professionisti appartengono al Foro di Bari.
Una volta completata questa fase, la Procura valuterà le eventuali osservazioni difensive e stabilirà se richiedere il rinvio a giudizio o adottare altre determinazioni previste dall’ordinamento.
La chiusura delle indagini preliminari non rappresenta né una condanna né l’automatico avvio di un processo. Per tutte le persone coinvolte resta pienamente valido il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
Seguici su
Aggiungi baritomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.