La vertenza dell’olivicoltura italiana alle porte delle istituzioni
La grave crisi del settore olivicolo-oleario italiano torna con forza al centro del dibattito politico, con gli operatori che pretendono risposte immediate per ripristinare trasparenza, legalità e condizioni di mercato equilibrate. All’indomani dell’ampia mobilitazione di Bari, il movimento Orgoglio Olivicolo si rivolge direttamente al Governo e alle giunte regionali per chiedere il recepimento integrale delle rivendicazioni presentate durante la protesta.
Il nodo del DAO e il ruolo della Conferenza Stato-Regioni
Tutti gli sguardi sono ora rivolti alla Conferenza Stato-Regioni, sede chiamata a esprimersi su decisioni cruciali per la sopravvivenza di migliaia di aziende agricole, cooperative e frantoi. Il movimento sollecita un impegno chiaro affinché le misure attese non subiscano ridimensionamenti o compromessi al ribasso. L’appello si indirizza in modo specifico al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, al sottosegretario Patrizio La Pietra, oltre ai parlamentari e ai rappresentanti delle varie regioni a spiccata vocazione olivicola.
Particolarmente delicata è la partita sul DAO (Documento elettronico di accompagnamento olivicolo), attualmente al centro di una bozza di decreto. Per il comitato è indispensabile garantire un sistema rigido di tracciabilità e controlli, evitando che pressioni esterne depotenzino la normativa. Il rischio paventato è che l’assenza di strumenti adeguati continui a favorire pratiche commerciali scorrette e distorsioni di mercato, penalizzando la redditività aziendale e chi investe sulla qualità.
La spinta della piazza e l’impatto sul territorio
La vertenza trae forza dal successo della manifestazione del 12 ottobre a Bari, che ha visto scendere in piazza oltre 2mila tra olivicoltori, frantoiani e soci di cooperative per denunciare quella che definiscono la peggiore crisi degli ultimi vent’anni. Al fianco degli operatori si sono schierati anche sindaci e parlamentari pugliesi, a conferma del valore non solo economico ma sociale del comparto. La crisi, infatti, minaccia di travolgere l’occupazione, le economie locali e settori strategici connessi come la tutela del paesaggio, il turismo dell’olio e le agroenergie.
Risposte istituzionali o protesta a Roma
L’esito del tavolo istituzionale sarà decisivo per stabilire il prosieguo della mobilitazione. Pur riponendo fiducia nel dialogo con le istituzioni, Orgoglio Olivicolo non esclude di trasferire la protesta a Roma in caso di risposte insufficienti o parziali. Un eventuale presidio nella Capitale permetterebbe di unire le istanze del Centro Italia e del Mezzogiorno, conferendo alla vertenza una dimensione pienamente nazionale. Un’iniziativa che mira a difendere i produttori ma anche a garantire la sicurezza alimentare dei consumatori attraverso il contrasto alle frodi alimentari, alle sofisticazioni e alle importazioni irregolari.
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