Migliaia di operatori del comparto olivicolo-oleario pugliese sono scesi in piazza a Bari per chiedere risposte concrete a una crisi che mette a rischio la tenuta economica delle imprese agricole e dell’intera filiera. Il presidio, avviato alle 9.30 di lunedì 12 ottobre davanti alla Prefettura, ha riunito olivicoltori, frantoiani, cooperative e rappresentanti delle organizzazioni di categoria provenienti da diverse province della regione.
La mobilitazione è stata organizzata per sollecitare misure urgenti a sostegno dei produttori, interventi per contrastare la svalutazione dell’olio e controlli più incisivi contro le frodi commerciali. Le difficoltà del mercato, aggravate dall’aumento delle spese aziendali e dalle scorte ancora invendute, alimentano infatti le preoccupazioni degli operatori alla vigilia della nuova campagna olearia.
La protesta ha coinvolto partecipanti arrivati da numerosi territori pugliesi. Dall’area metropolitana barese diversi agricoltori hanno raggiunto il capoluogo con i trattori, partendo nelle prime ore della giornata. Da Taranto, Brindisi, Foggia e dalla provincia di Barletta-Andria-Trani sono invece giunti gruppi di manifestanti a bordo di automobili, treni e pullman organizzati.
All’iniziativa, sostenuta anche da Confagricoltura Bari-Bat, ha aderito il comitato di base Rivolta Olivicoltori. La mobilitazione prosegue nonostante l’annuncio governativo relativo all’introduzione del Documento di accompagnamento elettronico olivicolo, uno strumento pensato per migliorare la tracciabilità delle movimentazioni di olive e olio.
Prezzi in calo e scorte invendute, le aziende chiedono aiuto
Tra le principali criticità segnalate dalle organizzazioni agricole figurano le quotazioni dell’olio, giudicate insufficienti a garantire una remunerazione adeguata, e il progressivo aumento dei costi necessari per mandare avanti le attività produttive.
Energia, carburanti, fertilizzanti e altri mezzi tecnici rappresentano voci di spesa sempre più pesanti per le aziende, mentre una parte significativa del prodotto rimane stoccata nei silos in attesa di essere commercializzata. Una situazione che, secondo i rappresentanti della categoria, riduce la liquidità disponibile e limita la capacità delle imprese di affrontare i nuovi impegni produttivi.
Confagricoltura Bari-Bat sottolinea che gli strumenti finanziari annunciati finora non sarebbero sufficienti a risolvere il problema alla radice. La possibilità di accedere al credito, infatti, non garantisce automaticamente lo smaltimento delle giacenze né il recupero dei margini economici necessari alla sopravvivenza delle aziende.
L’associazione chiede anche alla Regione Puglia di prevedere misure compensative per fronteggiare il rincaro dei carburanti, inserendole in una strategia più ampia di sostegno al settore. La posizione espressa dall’organizzazione è netta: «Il tempo degli interventi spot è finito: serve un piano organico».
La crisi, secondo i dati diffusi da Orgoglio Olivicolo, interessa un comparto composto da oltre 16mila imprese olivicole e circa 720 frantoi. Gli occupati diretti superano le 20mila unità, ai quali si aggiungono tra 10mila e 12mila lavoratori dell’indotto.
Le ripercussioni, quindi, non riguardano soltanto chi coltiva gli ulivi o trasforma le olive, ma anche le attività collegate alla logistica, ai trasporti, alla manutenzione delle attrezzature e ai servizi destinati alle aziende agricole.
Dieci punti per affrontare l’emergenza olivicola
Il comitato Orgoglio Olivicolo ha elaborato una piattaforma articolata in dieci punti, destinata alla Prefettura e alle istituzioni regionali e nazionali. L’obiettivo è ottenere risposte entro le ore 12 della giornata di mobilitazione, con impegni concreti sulle principali emergenze della filiera.
Tra le priorità individuate spicca il riconoscimento formale dello stato di crisi del settore olivicolo e del comparto agricolo, considerato un passaggio necessario per attivare interventi straordinari.
Le altre richieste riguardano l’applicazione immediata del Documento di accompagnamento olivicolo, la predisposizione di un piano nazionale di controlli contro le frodi e l’introduzione di misure capaci di sostenere il mercato dell’olio.
In particolare, gli operatori chiedono interventi per il ritiro e lo stoccaggio del prodotto, con l’obiettivo di contenere le pressioni sui prezzi alla produzione e favorire un riequilibrio delle condizioni commerciali. Alla componente di mercato dovrebbero affiancarsi aiuti finanziari rivolti ai frantoi, alle prese con le difficoltà di vendita e con le scorte accumulate.
Orgoglio Olivicolo ha inoltre invitato i sindaci pugliesi a sostenere formalmente la piattaforma attraverso l’approvazione di documenti nei rispettivi Consigli comunali. L’intento è ampliare il fronte istituzionale a favore delle richieste degli agricoltori e rafforzare il peso della mobilitazione nei confronti del Governo e della Regione.
In assenza di risposte ritenute adeguate, gli organizzatori hanno già prospettato la possibilità di ulteriori iniziative di protesta nel Mezzogiorno e di una manifestazione nazionale a Roma.
Tracciabilità digitale, il nuovo documento non basta
Il 9 ottobre il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha annunciato l’introduzione del Documento di accompagnamento elettronico olivicolo, conosciuto con la sigla Dao.
Il provvedimento punta a digitalizzare la tracciabilità degli spostamenti di olive e olio attraverso l’integrazione con il Sistema informativo agricolo nazionale e con il Registro telematico dell’olio. Secondo il Ministero, il nuovo strumento dovrebbe rafforzare la capacità di controllo sulla provenienza dei prodotti e contribuire a individuare eventuali irregolarità nella filiera.
Orgoglio Olivicolo ha accolto positivamente l’annuncio, ma ha chiarito che la misura dovrà essere valutata sulla base della sua applicazione concreta. La digitalizzazione dei controlli viene considerata un passaggio importante, ma non sostituisce gli interventi economici richiesti per affrontare l’emergenza dei prezzi e delle giacenze.
Il comitato ha infatti confermato la prosecuzione della protesta, riservandosi di verificare che il sistema venga attuato in maniera effettiva e completa.
Sul versante del credito, a settembre il Ministero aveva già annunciato uno stanziamento di 40 milioni di euro destinato alla misura denominata Cambiale Frantoi Oleari, gestita da Ismea. Il programma prevede finanziamenti a tasso zero fino a 50mila euro.
Confagricoltura ritiene tuttavia che questo strumento non sia sufficiente a rispondere alle necessità delle imprese, soprattutto quando il problema principale è rappresentato dall’impossibilità di vendere il prodotto a condizioni economicamente sostenibili.
Dopo la protesta, il confronto con la Regione
La manifestazione davanti alla Prefettura rappresenta una nuova tappa di una mobilitazione avviata nei giorni precedenti. Il 5 ottobre gli olivicoltori avevano organizzato un presidio sulla strada provinciale 231, in corrispondenza dello svincolo per Palombaio, mentre l’8 ottobre una delegazione di sindaci, amministratori del Barese e della Bat e rappresentanti della categoria aveva incontrato la prefetta Rossana Riflesso.
La giornata di lunedì prevede anche un appuntamento istituzionale dedicato al futuro della filiera. Alle ore 17 è in programma il tavolo olivicolo-oleario convocato dall’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli, nella sede dell’assessorato.
All’incontro parteciperanno i rappresentanti della filiera, compreso Orgoglio Olivicolo, e l’Associazione bancaria italiana. Il confronto dovrà affrontare le difficoltà economiche del comparto e le possibili iniziative da mettere in campo per sostenere produttori e frantoi.
Per le organizzazioni agricole, la priorità resta ottenere risposte che incidano direttamente sulla redditività delle imprese, sullo smaltimento delle scorte e sulla tutela del mercato. La richiesta rivolta alle istituzioni è quella di superare gli interventi isolati attraverso una strategia coordinata, capace di affrontare contemporaneamente i problemi commerciali, finanziari e di controllo della filiera.
La protesta di Bari evidenzia così la necessità di conciliare strumenti di tracciabilità più efficaci e misure economiche immediate. Per gli operatori, il futuro del settore dipenderà dalla capacità delle istituzioni di tradurre gli annunci in provvedimenti concreti, in grado di proteggere il reddito agricolo e la continuità delle attività produttive pugliesi.
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